Anohni – Paradise

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“Paradise”, il nuovo EP di Anohni.
La musica imita la vita. L’artista si rispecchia nella musica e stabilisce un contatto con chiunque ascolti le sue parole e ci si rispecchi a sua volta. È in quest’aspetto che a mio parere risiede il valore sociale della musica, è a partire da questa semplice equazione che la musica diventa uno strumento di comunicazione capace di dare al proprio messaggio una risonanza esponenziale.
I messaggi pacifisti di John Lennon, gli appelli umanitari di Bono Vox ma anche l’aggressivo attivismo delle Pussy Riot sono solo alcuni degli esempi in cui il mondo della musica si è espanso oltre i propri confini abbracciando cause sociali.

Esporsi comporta il pagamento di un prezzo. Lo sa bene Anonhi, ex leader degli Anthony and the Johnsons, che il 17 marzo pubblica il nuovo EP “Paradise”. Dopo l’esordio del nuovo progetto musicale nel 2015, Anohni torna con un EP che consolida la nuova linea intrapresa due anni fa con “Hopelessness”.

“Paradise” identifica immediatamente il concept che lega il nuovo EP: il rapporto con la spiritualità e con un dio senza volto, la religione come causa di dolore e distruzione, la tendenza degli esseri umani a sentirsi onnipotenti. Il filo conduttore della divinità ci accompagna attraverso un percorso che scava profondamente nell’attualità tra guerre sacre e presidenti fuori controllo.

Come emerge dalle parole di Anohni sui social, “Paradise” è un appello alle donne e, in particolare, alle madri. La figura della madre come potenza generatrice primordiale diventa unica fonte di salvezza dalla carica distruttiva che impregna l’umanità.

Anohni non usa riferimenti espliciti a fatti di attualità per diffondere il suo messaggio, non vengono citati fatti o personaggi. Anohni usa se stessa come capro espiatorio, come agnello sacrificale per creare empatia con il proprio pubblico. Le tracce di “Paradise” diventano così messaggi cifrati in cui, guardando attraverso Anohni e il suo controverso rapporto con la realtà circostante, arriviamo a vedere la realtà. “My mother’s love, her gentle touch, my father’s hand, rests on my throat” recita l’omonima “Paradise”, rimarcando la contrapposizione tra i generi, ostili e incapaci di amare in un giardino dell’Eden che sprofonda. “Jesus Will Kill You” è un attacco diretto alle autorità, in particolare a una figura su cui Anohni si scaglia come se le sue azioni la ferissero personalmente al suono di “Why You Hurt Me?”.  Il disco scorre veloce, i beat dal sound dubstep si intervallano a echi e cori che trasformano “Paradise” in una sorta di rituale, di messa.

È qui che Anohni chiede un altro sacrificio, quello dei suoi ascoltatori. La settima canzone dell’EP, “I Never Stopped Loving You” può essere ascoltata soltanto mandando una mail all’artista e condividendo un pensiero su ciò a cui teniamo di più o su quali sono le nostre speranze per il futuro. “Un gesto di anonima vulnerabilità”, questo il prezzo da pagare.

Questa è la call che trasforma “Paradise” in un’esperienza e in una performance allo stesso tempo. Quanto siamo disposti a condividere? Abbiamo avuto accesso ai pensieri più intimi di un’artista, siamo disposti a ripagarla con la stessa moneta?
“Paradise” è una chiamata all’empatia, un gesto di responsabilità, una presa di coscienza. Il battito d’ali di una farfalla può scatenare un uragano dall’altra parte del mondo ed è questa la risonanza che Anohni chiedere di dare alle nostre voci.

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