Arianna Antinori – Hostaria Cohen

arianna-antinori-hostaria-cohen-recensione

In un’epoca fortemente segnata da fenomeni mediatici che di fenomenale non hanno nulla, esistono ancora realtà che ci fanno sperare che l’arte che tanto amiamo riesca ancora a farsi strada attraverso vie più impervie, ma di certo meno effimere. È il caso dell’uscita di “Hostaria Cohen”, un album che già dal titolo trasuda amore per un periodo storico ben preciso (potremmo parlare di Classic Rock, se non fosse un termine un tantino abusato), ma nel quale lo spazio per il manierismo e la nostalgia da Libro Cuore è sostanzialmente inesistente.

E dire che un’artista come Arianna Antinori, con quella voce così caratteristica e la sua fisicità prorompente, potrebbe sguazzare a ragion veduta in uno spazio temporale compreso tra il il 1967 e il 1971, ma, proprio perché molto intelligente, se ne guarda bene. Intendiamoci, Janis Joplin resta il punto di riferimento costante e assoluto, ma l’aver scelto di cantare per la prima volta nella sua lingua ha “costretto” Arianna a confrontarsi con sfumature della sua voce alle quali, molto probabilmente, era meno avvezza. E menomale, viene da dire, vista la varietà di colori di cui “Hostaria Cohen” è composta.

Al di là del buonissimo songwriting, che sembra cucito addosso ad Arianna come se fosse l’autrice di ogni singola parola, a colpire è il sound potente ma anche malinconico, esaltato da una produzione sempre all’altezza. Quello che ne esce è innanzitutto un album molto poco italiano e fa effetto pensare che l’artista abbia raggiunto questo obiettivo con la prima opera cantata nella propria lingua d’origine. Soprattutto, però, “Hostaria Cohen” è un disco genuino, fresco e omogeneo, nonostante non abbia paura di mostrare le tante sfaccettature dell’animo umano, che, come quelle del rock, possono anche essere antitetiche e, perché no, contraddittorie le une verso le altre. A fare da fil rouge ideale, una serie di omaggi a grandi della storia del rock con cui Arianna ha alimentato la propria fame di musica: da Mick Jagger a David Bowie, fino ad arrivare a Cohen, naturalmente, senza dimenticare divinità più hard come Deep Purple e Led Zeppelin. Con il fantasma triste di Mimì a vegliare sul tutto.

Comments

comments

CONDIVIDI
Musicattitude.it
  • utilizza solo immagini fotografiche rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche e uffici stampa
  • usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi
  • accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, quindi, libere da diritti pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.