Awolnation – Here Come the Runts

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Dietro ad Awolnation si nasconde la mente creativa del biondo Aaron Bruno, uno che è stato capace di sfondare le classifiche con il suo album di debutto spuntando dal niente. È praticamente impossibile da quel disco, Megalithic Simphony, dividere i singoli, o potenzialmente tali, dai filler. Una hit dietro l’altra, comprensiva di quella “Sail” che è diventata colonna sonora di metà di trailer, pubblicità, film e serie tv da qua al momento della sua uscita nel 2011.

La ricetta è sempre stata la stessa, un pop all’apparenza convenzionale e gigione che vanta un mischione enorme di diversi stili musicali. Regole pragmatiche ben rodate di successo assicurato nascoste sotto miriadi di strati musicali. C’è tutto, il riff rock, la ballata acustica, il ritornello pop, le accelerate dance, le cantilene e le ninna nanne, il riff di chitarra elettrica e il motivetto fischiettato o di synth. Tutto, mescolato, indistinguibile.

Il terzo album della band “Here Come The Runts” mantiene tutti i punti di forza aggiungendone uno, quello della maturità. Non c’è più quell’impressione di party americano dove tutti versano qualche tipo di alcool diverso nel calderone, nel salone centrale, creando un miscuglio sciogli budella atto a scardinare le cinghie che ti tengono ancorato al pavimento assicurandoti un mal di testa portentoso per l’afterparty. Qui tutto sembra calibrato e funzionale, pur mantenendo la incredibile varietà di elementi in gioco.

Solo la seconda parte del disco si perde un po’, senza deragliare dal contesto stralunato ma sgonfiando un po’ l’incredibile energia rock pop e elettronica creata nella prima metà dell’album. Quindi, se “My Molasses” e “Cannonball” lasciano un po’ il tempo che trovano, il resto del disco è un portento di idee e energie. C’è rock in “Tall, Tall Tale” e nella bellissima cantilena folk “Seven Stick Of Dynamite” e nella chiusa di Stop The Train”.

La title track allucinata apre le danze in maniera decisa e senza compromessi, lasciando il passo al synth rock di “Passion” dove gli Awolnation ci ricordano la loro capacità inalterata di creare motivetti pop ridondanti e appiccicosi, difficile disfarsene. Difficile anche non muovere la testa a ritmo. Si continua facendo un po’ il verso a Beck, trovando il tempo di aggiungere al lotto altri due pezzi di presa assicurata tra il ritornello ossessivo di “Miracle Man” e la dolcissima ballata pop di “Handyman” e il pop galoppante di “Jealous Buffoon”, una canzone a cui non manca niente per essere presentata alle masse.

“Here Come The Ruts” è il terzo regalo degli Awolnation a chi ha bisogno di un album leggero ma dal carattere deciso, un viaggio pieno di sorprese e accondiscendenze musicali, rassicurante, interlocutorio. Un amico che non ti chiede perché stai male ma che passa direttamente al berci su. Offre lui.

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