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Basement – Beside Myself

Basement - Beside Myself

I Basement pubblicano ‘Beside Myself’, quarto album in sette anni. Una produttività degna di nota, da quel ‘I Wish I Could Stay Here’ del 2011 che ha innalzato la loro voce da Ipswich, a un centinaio di chilometri dalla metropoli londinese, fino all’attenzione internazionale. Ci era piaciuto molto ‘Colourmeinkindness’ del 2012, un album calibrato pieno di rimandi al Grunge e all’Alternative Rock e dopo alcuni colpi a vuoto, pare proprio che ‘Beside Myself’ ritorni a quei livelli compositivi, anche se mancano i picchi di furia rock, qui smussati e diluiti in un solvente melodico comunque appagante, dove la voce di Andrew Fisher dona quel tocco di emo che carica di sentimento epidermico ballate come ‘Keepscake’ o l’acustica ‘Changing Lanes’, mentre più di maniera sono il singolo ‘Disconnect’ e l’evocativa ‘Be Here Now’.

Per descrivere le sensazioni sonore dettate dall’ascolto dei Basement sono stati scomodati molti generi, dall’Hardcore Punk Melodico all’Alternative al Grunge, fino al Noise Rock. In verità tutti questi elementi si mescolano all’interno dei pezzi che riescono nonostante tutto ad essere concisi e compatti, senza perdersi in inutili ridondanze o prolissità strumentali, praticamente mai sforando i quattro minuti di lunghezza. E nonostante la semplicità e immediatezza espressiva, la musica dei Basement tocca nervature profonde, viscerali.

Questa forza è creata dal potente impianto nostalgico della loro musica, qui espresso al massimo in canzoni come ‘Stigmata’, dove il rock pop anni ’90 emerge chiaro e prepotente, richiamando gruppi da alta classifica di allora come Sunny Day Real Estate, Ash e Three Eyes Blind e ancora più sotto, fuggevoli ma inequivocabili, i fantasmi di mitologie come Nirvana, Pixies e Smashing Pumpkins.

L’ascolto di ‘Beside Myself’ è leggero e scorre tra vaghi déjà vu musicali e schianti pop come ‘New Cost’, la malinconia distorta di ‘Just A Life’, il punk rock che finalmente si prende il suo spazio in ‘Slip Away’, la chitarra e le atmosfere che si induriscono solo in dirittura d’arrivo, con ‘Reasong For Breathing’ che punzecchia il Noise Rock. ‘Right Here’ è dolcemente beatlesiana, e chiude compassata il disco con una melodia che è la colonna sonora perfetta se volete guardare la pioggia cadere fuori dalla finestra della vostra camera.

‘Beside Myself’ non è l’album migliore dei Basement, ma ci arriva vicino. Ritrovano gli elementi di forza del loro sound, dall’immediatezza alla melodia d’accompagnamento, conditi da punte di Noise, di Punk, di citazioni Grunge e di tanto Alternative Rock. A chi manca quell’atmosfera crepuscolare di fine anni ’90, quando il Grunge stava morendo e le rock star tornavano a crescere nel pop (e proprio da quello inglese), i Basement regalano un ascolto piacevole e poco impegnativo.

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