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Black Country Communion – BCCIV

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Capite che ‘quella figata di band con Glenn Hughes, Joe Bonamassa, John Bonham e Derex Sherinian tutti insieme’ è un nome troppo lungo per una band, quindi dobbiamo limitarci a chiamarli Black Country Communion.

Poco male perché, buon per noi, le divinità del rock hanno fatto in modo che queste personalità granitiche e ingombranti siano riuscite a ritrovarsi e creare altra musica da estasi. Così “BCCIVnasce quando molti avevano esaurito le speranze che i quattro artisti riuscissero a levigare le loro strabordanti personalità che li tenevano lontani dagli studi di registrazione e dai palchi, dove la magia li amalgama perfettamente laddove i loro caratteri li respingono.

Ricapitoliamo. Nel 2010 nasce il progetto che vede alla voce e al basso il mito vivente Glenn Hughes, già militante nei Deep Purple e autore di numerosissimi progetti solisti e collaborazioni di lusso (stratosferico l’album “Fused” con Toni Iommi dei Black Sabbath). Dotato di tecnica vocale ultraterrena è da tutti soprannominato ‘The Voice of Rock’, tanto per dire. Dotato di potenza e sensibilità unica. Il chitarrista più in vista del blues rock mainstream della nostra generazione, Joe Bonamassa, unisce le proprie forze al progetto con il batterista che porta un nome pesante come le stesse colonne portanti del rock, il figlio di quel Bonham che con la propria morte porta con sé nel paradiso del rock i Led Zeppelin per sempre (chissà).

Se aspettavate il loro ritorno con spasmodica attesa o se siete ignari della potenza artistica di questa band non cambia nulla, nelle prime tre canzoni c’è tutto quello che hanno da offrire, ed è una montagna di rock le cui vette sono talmente alte da perdersi nelle nubi altissime di chitarre, riff e melodie.

Collideha uno di quei riff che fanno ringraziare di essere nati rockettari, mentre Glenn già spolvera le nostre orecchie con una potenza inaudita. Il tempo su di lui non ha effetti da questo punto di vista. La sua voce rimane un’arma perenne di distruzione di massa. Si rilassa subito l’atmosfera con un pezzo di un’immediatezza unica senza comunque abbassare il livello astronomico di tecnica e stile con “Over My Head”. Al terzo passo “BCCVI” fa salire in cattedra Joe Bonamassa, colui che aveva interrotto l’avventura per i suoi numerosi impegni solisti con grande disappunto dello stakanovista Hughes. Qui dimostra di essere tornato in pieno con tutte le scarpe nel progetto regalando la stupenda “The Last Song Of My Resting Place” , in tutto e per tutto richiamante lo stile solista del chitarrista e cantante con la solita spruzzata di cultura celtica sotto forma di violini e mandolini.

Sway” torna in territori dove Glenn è padrone e ricorda tantissimi episodi della sua carriera solista, soprattutto quelli più energici. In Evidenza le tastiere dell’ex Dream Theater Sherinian mentre il riff è Led Zeppeliniano che più non si può. Trattato di blues e di virtuosismo vocale in “The Cove” di atmosfere torbide e oscure. Un po’ troppo simile a un riff dei Rage Against The Machine quello di “The Crow” ma è perdonabile visto che il pezzo si dipana in un classicismo del rock che abbraccia tantissimi canoni del genere, incendiando tutto con gli acuti del buon Hughes. Ancora tanta classe in “Wonderlust”, accompagnamento di piano e tanto blues rock in una ballatona con tanto carattere che sa già di singolo.

Se pensavate che gli ammiccamenti ai Led Zeppelin fossero finiti sarete presto sconfessati da “Love Remains” con una concessione a melodie vagamente pop nel ritornello. Sulla stessa linea “Awake” che vede le chitarre da assolute protagoniste. Chiusura per “ When The Morning Comes” che offre una atmosfera crepuscolare in contrasto ossimorico con il titolo. Ancora tanta classe, in questo caso raccolta in una ballata piena di passione e melodia esplosiva nel ritornello.

L’album dei Black Country Communion è il libro di testo per l’anno scolastico di storia del rock che sta per iniziare. Imperdibile sia per gli alunni che per i professori, perché è impossibile trovare lezione così esaustiva e appagante e così anni luce lontana dalla noia.

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