Brain Distillers Corporation – Medicine Show

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I Brain Distillers Corporation sono bravi, molto bravi. Ma sono anche come noi, dalla nostra parte. Perché per proporre questo genere in Italia ci vuole tanto amore e tanto coraggio. In “Medicine Show”, seguito di “Ugly Farm” del 2014, questi ragazzi italianissimi propongono un misto di stoner e grunge con sferzate melodiche dei migliori anni del nu metal. Nel nostro Paese si fa molta fatica a vendere questo tipo di musica, ma ci sono molti amanti del genere che hanno adesso tra le mani un prodotto di fattura pregevole con l’aggiunta di una nota di orgoglio nostrano anche se è cantato completamente in lingua inglese.

I Brain Distillers Corporation non sono americani, quindi come noi hanno ascoltato e si sono nutriti di quel genere che amiamo e hanno le capacità e il talento di confezionarlo in un progetto che ha una qualità almeno pari alla maggior parte dei prodotti d’oltreoceano. Marco Pasquariello è la voce che sulle note delle favolose “Reaction” e “The Land Of Colours”, e vi farà nascere in testa paragoni che vanno da David Draiman dei Disturbed a Chris Cornell, un cantato che non conosce confini di tonalità e che offre il timbro perfetto per mischiare southern rock e metal contaminato. La cover di “Man In The Box” degli Alice In Chains al centro perfetto dell’album mette ulteriormente in chiaro la faccenda, questo è un club per chi ama un certo tipo di musica, per chi ama fare casino e per chi ama cantare a squarciagola.

Il riff di “The Storm” è granito puro, mentre le chitarre di Matteo Bidoglia e Francesco Altare si sfaccettano in esibizioni tecniche di livello e mai fini a se stesse ma contraltari di un songwriting davvero piacevole. Pasquariello poi si esibisce in un acuto finale da brividi. Un pizzico di melodia in più in “Convince Me”, ma in “Medicine Show” non si concede mai troppo ad un ingrediente a discapito di un altro e questo è il vero distacco con il precedente album e il punto di arrivo di una band che è anche una pedana di lancio. Un altro tributo alla band di Seattle di Layne Staley con un pizzico di heavy targato Zakk Wylde nell’ennesimo pezzo da godersi a tutto volume, “Nezara Viridula”. Il disco si chiude con nessuna concessione alla ballata, con “Syriana”, una scudisciata alternative metal.

Tecnica sopraffina nel proporre heavy sound e un cantato strabiliante in cui si trova il carattere per inserire tematiche personali e di denuncia. Da adesso in poi si può solo salire, anche se purtroppo vedo difficile sfondare il tetto della nicchia all’interno della quale possono primeggiare in Italia, ma che difficilmente potranno superare per approdare a più ampi lidi di ascolto, senza tradire se stessi.

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