Dance Gavin Dance – Artificial Selection

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Ricetta collaudata (e fortunata) non si cambia. I prolificissimi Dance Gavin Dance, arrivati oggi all’ottavo (!!!) disco in carriera con “Artificial Selection”, stabiliscono finalmente lo stato dell’arte del loro sound. L’ultimo lavoro della formazione californiana è infatti un’evoluzione naturale del proprio percorso, oltre che una vera e propria dichiarazione di intenti che, una volta per tutte dopo una serie di album già ottimi, solidifica e rinforza la propria identità.

Nel loro campionato, i Dance Gavin Dance sono di gran lunga i migliori. Anzi, possiamo anche azzardare affermando che l’abbiano inventato loro lo “swancore”, oltre a codificarlo rendendolo uno dei sottogeneri più importante degli ultimi anni. Per chi avesse bisogno di un breve ripasso, lo “swancore” consiste di un’abile miscela tra post-alternative, mathcore, emo e pop punk. Confusi? Allora ascoltate il singolo “Midnight Crusade” (o “Care”) e vi sarà tutto chiaro come il sole.

“Artificial Selection” inoltre, è un intricato intreccio di riferimenti al passato più o meno recente della band, soprattutto nelle lyrics o nei titoli, il più ovvio dei quali, si trova nella opener “Son of Robot” (che rimanda appunto a “Young Robot”, contenuta nel precedente “Mothership”).

A questo punto, forse, il growl e lo screaming iniziano ad essere di troppo, anche se a dirla tutta, “The Rattler” è uno dei pezzi più pesanti (se non addirittura il più pesante in assoluto) che i DGD abbiano mai prodotto, ma questi ragazzi, seppur relativamente giovani, hanno una grande esperienza alle spalle e tutto ciò che tirano fuori è frutto di uno studio non comune. Dopo aver trovato un certo equilibrio in line-up in seguito ad anni piuttosto tumultuosi, con “Artificial Selection” i Dance Gavin Dance ci regalano il loro manifesto. Rimane solo da chiedersi cosa mai potranno fare di più e di diverso in futuro, ma domani è un altro giorno.

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