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The Heavy Countdown #10: Imperium Dekadenz, Sodom, Helstar, Vicious Rumors

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1
The Pineapple Thief – Your Wilderness
Ogni tanto ci vuole qualcosa di rilassante, anche (e soprattutto) quando ci si ammazza di metalcore 24 ore su 24. E se poi è roba di qualità, come “Your Wilderness” dei PineappleThief, sarà molto difficile tornare agli ascolti quotidiani. Tra l’altro, per questa ultima fatica, gli inglesi PT non condividono con i Porcupine Tree solo sound e iniziali, ma anche il batterista Gavin Harrison e la sua ottima performance alle pelli. L’undicesimo lavoro in studio della band inglese è molto soft, ma non nasconde un certo legame con il metal (vedi “Tear You Up”): un climax gratificante, dalla opener “In Exile” all’elegante chiusura di “Where We Stood”. “Your Wilderness”, data l’anomala lunghezza (40 minuti per un disco prog sono davvero pochi) può essere anche un buon modo per approcciarsi al genere. Da ascoltare.

2
Imperium Dekadenz – Dis Manibvs
Con questa terza fatica in studio, gli Imperium Dekadenz si divertono a provare quanto possano essere labili i confini del black metal. L’asprezza tipica del genere (“Volcano”) si fonde alle melodie più morbide, a cavallo tra ambient e shoegaze (“Pantheon Spells”), giusto a corroborare l’ipotesi che la sottile linea rossa tra violenza e bellezza possa essere davvero millimetrica. A differenza del pessimismo nero che traspare da molte opere simili, “Dis Manibvs” lascia intuire una gioia di vivere del tutto anomala. Ebbene sì, l’ottimismo può contagiare chiunque, anche un duo black metal tedesco.

3
Diamond Construct – Event Horizon
L’esordio degli australiani Diamond Construct è solido esattamente come una punta di diamante: sanno esattamente cosa vogliono e come ottenerlo. “Event Horizon” strizza di brutto l’occhio a Northlane e Architects. Ma non si limita a questo. Prendete “The Complex Thought”, uno dei pezzi più intriganti, che presenta un featuring di una nostra vecchia conoscenza, CJ McMahon dei Thy Art Is Murder. Una scelta peculiare per una band che è evidente voglia muoversi più verso il progcore che il deathcore, ma proprio questa è una delle caratteristiche di “Event Horizon”: le mille sfaccettature e i cambi di rotta improvvisi, anche all’interno dei singoli brani (“Feel the Sun”).

https://www.youtube.com/watch?v=7H7AWvF3-Kw

4
Helstar – Vampiro
L’ennesimo disco degli Helstar è una nuova conferma del tutto superflua sull’assoluto valore di una band eccezionale. Per quanto sia rimasta (e rimarrà sempre) confinata nell’elite metallarona, James Rivera e compagni continuano a disintegrare chiappe all’insegna di un power/thrash americano che pochissimi altri hanno saputo conservare fino ai nostri giorni. Consigliato senza alcuna riserva ai vecchi che sanno andare oltre i soliti nomi. (j.c.)

5
Daniel Lioneye – Vol. III
Un divertissement (ma realizzato e prodotto con tutti i crismi) il terzo lavoro di Daniel Lioneye aka Linde Londstromaka il chitarrista degli HIM. Un progetto interessante che ha visto alternarsi molti membri della nota band finlandese (anche Ville Valo alla batteria) e che vi terrà piacevole compagnia per un’oretta scarsa. Siamo in pieno territorio mainstream metal con reminiscenze Sevenfoldiane e ovviamente degli HIM, e a tratti le linee vocali sanno anche di Alice In Chains. Insomma, ce n’è davvero per tutti.

6
Sodom – Decision Day
Inossidabili e incuranti del tempo che passa, delle mode, dei cambi in line-up, i Sodom vanno avanti imperterriti, dando alle stampe il loro quindicesimo full-length. Angelripper è sempre lì, con il suo cantato tagliente. E rimane lì anche la proposta della storica band del thrash teutonico, assolutamente fissa e imperturbabile. Nessuna novità, nessuno scossone. Ma d’altronde, chi se li aspettava? Sicuro non i fan della prima ora, pronti a gasarsi fin dalle prime note di “Decision Day”.

7
Vicious Rumors – Concussion Protocol
Geoff Thorpe merita rispetto a prescindere. Ma proprio per questo sarebbe meglio che qualcuno gli consigliasse di non pubblicare più questa roba. I Vicious Rumors sono uno dei gruppi più intoccabili del mondo metallico che si rispetti fino a quando il compianto Carl Albert non se ne è tragicamente tornato al creatore. Da allora in poi, seppur sia formalmente indiscutibile la qualità di quanto viene immesso sul mercato, è un ripetersi di cose già sentite, di riff riciclati allo sfinimento, di corettoni super cattivoni che non colpiscono nemmeno di striscio. L’agonia continua insomma, e non bastano dei colpi di coda imprevisti (p.es. Razorback Killers di qualche anno fa) a recuperare una gloria che sfortunatamente non potrà tornare mai più. (j.c.)

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