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Bryan Adams – Tracks of My Years

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Sei anni e mezzo dopo l’uscita di “11”, Bryan Adams torna a pubblicare un album in studio, e per la prima volta nella sua carriera si tratta di un album di cover. La scelta è probabilmente dettata dal non avere ancora materiale sufficiente per la pubblicazione di un disco di inediti accettabile, ma dopo quasi 40 anni di carriera e un’infinita lista di hit regalate al mondo, glielo si può concedere.

La selezione delle canzoni da reinterpretare è orientata verso il rock and roll, il soul e il rhythm and blues degli anni ’50 e dei primi ’60, e risulta una scelta intelligente, per non dire “furba”, perché si tratta di un terreno sul quale muoversi più agevolmente rispetto al repertorio di artisti e gruppi di anni successivi (ad esempio Deep Purple o Led Zeppelin), più influenti nei confronti del cantautore canadese, ma anche più difficili da riproporre, dato l’alto livello tecnico e di arrangiamento; questo ragionamento, espresso dalla stesso artista in sede di presentazione dell’album, è talmente solare che può essere allontanata ogni accusa di malizia.

Il titolo, “Tracks of My Years”, è un gioco di parole basato sul brano “Tracks of My Tears” dei Miracles, che è presente nell’album. Nell’interpretazione di quasi tutti i brani Bryan adotta il sistema più semplice del mondo: mantiene intatta la struttura della canzone ma la suona come se fosse sua. La conferma di quanto ciò sia stato fatto con cura arriva alla seconda traccia, “She Knows Me”, unico inedito (assieme a “You’ve Been a Friend to Me”, che però è contenuta solo nella versione deluxe), scritto insieme al suo storico compagno di composizione, Jim Vallance, che si incastona perfettamente in mezzo a tutte quelle gemme più anziane di 40-50 anni. “She Knows me” è una classica canzone rock melodica in pieno stile Adams, che potrebbe diventare una presenza fissa nei concerti e nelle prossime raccolte.
Le cover scelte mantengono il giusto equilibrio tra brani più veloci, come “Any Time at All” dei Beatles, portata verso una dimensione quasi hard rock, o la scatenata “Rock and Roll Music” di Chuck Berry, e brani più lenti, come “Lay Lady Lay” di Dylan o “God Only Knows” dei Beach Boys, cantata con voce a tratti sussurrata e accompagnata dal pianoforte, con una risultato che può far emozionare anche le persone più dure di cuore.
Altri momenti molto alti dell’album sono “I Can’t Stop Loving You”, capolavoro soul di Ray Charles, sul quale il vecchio Bryan può esaltare tutte le sue doti vocali, e la travolgente “Down on the Corner” dei Creedence Clearwater Revival, nella quale riconosciamo la capacità di Adams di creare arrangiamenti acustici e comunque potenti. Peccato solo che il superclassico “You Shook Me”, scritto da Willie Dixon e J.B. Lenoir, portato al successo da Muddy Waters e poi esaltato dai Led Zeppelin, sia stato incluso solo nella deluxe edition.

“Tracks of My Years” scorre con una facilità disarmante, l’ascolto è più che piacevole, non esistono momenti di noia, ma andando a rileggere la formula utilizzata non c’è nulla di cui stupirsi: le canzoni scelte sono ovviamente tutte molto belle, oltreché famose, l’artista le fa sue senza stravolgerle, e al resto ci pensa la sua inconfondibile voce, mantenendo sempre un alto rispetto delle versioni originali dei brani; tutto molto semplice, ma per farlo così bene devi chiamarti Bryan Adams.

Trattandosi di un album di cover non entrerà nella storia del rock, ma di sicuro testimonia la versatilità del canadese, che in questa parte della sua carriera sembra vivere un momento di grande libertà e spensieratezza artistica, senza la pressione mediatica degli anni ’80 e ’90.
Bryan Adams è un diciottenne di 55 anni che ha ancora tanta voglia di divertirsi e di far divertire, e questo album ne è la prova.


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