Michael Jackson, Xscape

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“Xscape” è la nuova raccolta di avanzi, glorificata a nuovo disco, del compianto Michael Jackson. Per chi non avesse ancora chiara la situazione: gli archivi della famiglia Jackson pullulano di materiale inedito registrato e pronto ad essere impacchettato e presentato sul mercato.

Conoscendo il perfezionismo del re del pop, si può anche capire perché questo materiale sia rimasto in soffitta tutti questi anni. Per carità, non che si tratti di robaccia: ci sono collaborazioni interessanti, idee, demo, pezzi esclusi da album, ma è materiale che si sarebbe potuto raccogliere tutto in una volta in un cofanetto e pubblicarlo per i fans più accaniti. I produttori capoccioni invece hanno scelto di cavare il sangue dalle rape, centellinando i brani a disposizione un poco per volta e cercando di dare loro una lifting per renderli più commercializzabili. A questo giro 8 pezzi sono finiti nelle mani di Timbaland che, grazie a Dio, ci risparmia i suoni triti e ritriti tipici della sua produzione. Rispetto alla precedente operazione di “Michael” (il primo disco postumo del 2010), la direzione di un unico produttore riesce a dare un suono più coeso al tutto, senza le scelte discutibili che avevano plagiato l’ultima uscita. Il disco parte molto soul, dove svetta il singolo scritto con Paul Anka Love Never Felt So Good (da evitare la versione con Justin Timberlake), ma poi si butta su territori decisamente più pop e ballabili. Momenti interessanti la title track, Slave To The Rythm e Do You Know Where Your Children Are, sebbene a volte si viri su sonorità forse pure troppo ‘moderne’ per Jackson.

Superfluo sottolineare come questo non sia il nuovo “Thriller” o il nuovo “Bad”, e veda pure “Dangerous” col binocolo. Ma forse è giusto che le legioni di fans di Michael Jackson possano avere l’occasione di prolungare la magia il più a lungo possibile, anche con brani di serie b. Tanto per non lasciare adito a dubbi, a questo giro sono incluse anche le versioni pre-remix, che si rivelano pure un ascolto interessante. Purtroppo, queste sono uscite che non avranno mai il peso, l’importanza e la passione che Michael Jackson dava alle proprie opere ma meglio ricordarlo così, con la sua musica, piuttosto che con le chiacchiere dei tabloid.


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