[Leggera/Indie Pop] Bugo – Contatti (2008)

 

Posso Entrare? – C’è Crisi – Nel Giro Giusto – Primitivo – Love Boat – Le Buone Maniere – La Mano Mia – Felicità – Balliamo Un Altro Mese – Sesto Senso – Posso Uscire Per Favore

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Sesto album per il cantautore Novarese (ad essere pignoli è di Trecate, ma dato che quest’ultimo è un paesino che quasi nessuno conosce, teniamo per buona la prima indicazione geografica), che si caratterizza per una netta svolta, sia a livello produttivo sia a livello compositivo. La produzione di “Contatti”, infatti, è stata affidata a Stefano Fontana e Roberto Baldi, scelti da Bugo stesso per dare un’impronta maggiormente dance ed elettronica alla sua musica: obiettivo centrato, almeno a livello di suoni.

Basta l’introduzione strumentale di “Posso Entrare?” per capire che i tempi del “lofai” sghembo alla Beck, delle rustiche ballate solo chitarra voce e armonica, del garage rock diretto e sgarbato sono stati, almeno per adesso, chiusi in un cassetto e dimenticati quasi del tutto. Il nuovo Cristian Bugatti, come egli stesso ammette nelle ultime interviste, è un artista che si prefigge di far ballare i suoi fan, di reinventarsi in chiave indie – dance, persino di rendere i suoi vecchi brani più sintetici e meno rock in sede live, scegliendo per l’occasione un nuovo gruppo d’accompagnamento. Ma il trucco riesce solo a metà. Se la prima parte del disco, grazie soprattutto a canzoni accattivanti come il singolo “C’è Crisi”, riesce ad essere effettivamente godibile e frizzante, a partire dal rap di “Le Buone Maniere” (che inizia addirittura con una fanfara techno) la qualità dei brani inizia a calare, complice un appannamento della qualità dei testi e un’indecisione di fondo tra ritmi da dancefloor, così a fuoco fino a poco prima, e vecchie suggestioni intimistico – cantautorali, che nell’economia di “Contatti” stonano non poco.

Come sempre, quando si tratta di Bugo, c’è da lodare la coerenza e il coraggio di un musicista che è sempre stato se stesso, ha fatto sempre ciò che ha voluto, senza atteggiarsi mai a finto intellettuale, per giunta in un ambito, quello italiano, nel quale questa deprecabile moda è sempre in auge. Per questo non perderà mai la faccia. Accanto a questi lati positivi, però, i difetti del Nostro rimangono sempre gli stessi: un senso d’incompiuto e di eccessiva spontaneità che, se da un lato possono essere considerate componenti positive, dall’altro impediscono il definitivo salto di qualità che un “grande irregolare” come lui meriterebbe.

S.M.

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