[Rock] Vasco Rossi – Il Mondo Che Vorrei (2008)


Il mondo che vorrei – Vieni qui – Gioca con me – E adesso che tocca a me – Dimmelo te – Cosa importa a me – Non vivo senza te – Qui si fa la storia – Colpa del whisky – Non sopporto – Ho bisogno di te – Basta poco

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Nel bene e nel male, ogni uscita di Vasco fa notizia: che sia un singolo, un dvd, un semplice fumetto o, come in questo caso, il nuovo album, tutto quello che gravita intorno al rocker di Zocca scuote gli animi di chi lo ama come di chi non lo sopporta. Un album come “Il Mondo Che Vorrei” non potrà che portare avanti questa tradizione. Troveremo quindi chi sostiene sia il solito Vasco, che parla sempre delle stesse cose alle quali, forse, ormai nemmeno crede più e chi invece griderà al miracolo, come sempre. Bene, io dico semplicemente che questo è l’album migliore di Vasco da “Nessun Pericolo Per Te”, dal quale, come dal precedente “Gli Spari Sopra”, mi sembra provengano direttamente i suoni e gli arrangiamenti. Non solo. Ad una marcata attitudine rock oriented si uniscono tematiche che riportano direttamente al decennio più ricco di soddisfazioni per il Blasco, quegli anni ottanta che ne hanno decretato il successo e che hanno spianato la strada al mito.

Con la gioia di quando si incontra un amico che non si vede da anni, ritroviamo la chitarra in primo piano, gli assoli che durano minuti, la nostalgia (per la verità mai persa) e le contraddizioni di quest’uomo che può non piacere, ma che non può non prendere allo stomaco. Me lo immagino a fianco di Slash mentre mima gli assoli di “Gioca Con Me” con il suo classico gesto della mano; quasi mi sembra di scorgerlo allargare le braccia mentre canta “E Adesso Che Tocca A Me”, splendida summa del suo disincantato pensiero, o ancora di vedere  il suo ghigno ironico mentre registra “Basta Poco”. Insomma immagino Vasco, quello che trent’anni fa diceva con disarmante semplicità “ti voglio bene” e che ora ritroviamo a dire “mi piaci tu” in “Colpa Del Whisky”. Questo è l’artista che amo da vent’anni, che ha sbagliato, che si è scusato per questo e che può ancora dirci di non vendere mai i nostri sogni senza risultare patetico. La title track, uno di quei pezzi che nascono ogni dieci anni, fa capire anche agli scettici perché Vasco sia l’unico della sua generazione con il quale il grande Fabrizio De Andrè  sentiva di avere un animo affine.

L.G.

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