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Fabri Fibra – Fenomeno

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“Vale ancora la pena rappare per me? Insomma ho 40 anni”: sono queste le prime parole dell’ottavo disco di Fabrizio Tarducci, in arte Fabri Fibra. Dubbi leciti. Perché “Fenomeno” esce in un periodo in cui il rap italiano è nelle mani dei giovani che non hanno contenuti ma parlano solo di moda. L’opzione più semplice quindi era quella di adattarsi per sopravvivere, cosa che molti colleghi della sua generazione hanno fatto. Ma Fibra è diverso e non lo scopriamo di certo oggi. Ogni anno infatti è capace di rinnovarsi e non ha bisogno di seguire le mode, perché è la moda che va da lui.

“Fenomeno” arriva a due anni di distanza da “Squallor”, un progetto uscito a sorpresa e senza promozione. Una vera anomalia per la discografia italiana, dove non importa in che modo ma basta apparire. Ed è proprio il concetto dell’apparire e del mettersi in mostra a tutti i costi purché se ne parli, che ha dato il “la” al nuovo corso di Fibra. Il rapper di Senigallia, arrivato alla soglia dei 40 anni, si è sentito una volta per tutte in dovere, prima di tutto verso se stesso, di dire le cose come stanno, togliendosi più di un peso che da tempo tormentava la sua esistenza.

La release è composta da diciassette brani, di cui fanno parte “Intro” e due skit: “Il tempo vola” e “Considerazioni” con Roberto Saviano. Le parole dello scrittore di Gomorra, scandite su un tappeto musicale creato ad hoc da Bassi Maestro, ti mettono davanti a una scelta per certi versi ovvia, ma che nessuno ai piani alti del nostro paese ha ancora avuto il coraggio di prendere. La “battaglia” è quella della legalizzazione della marijuana, tema che sta molto a cuore sia a Saviano che a Fibra.

“Fenomeno” è un disco molto personale e sono poche le collaborazioni al suo interno. Sono infatti presenti soltanto i Thegiornalisti nel brano “Pamplona” e il giovane Laioung in “Dipinto di blu”. Il primo pezzo, prodotto da Mace, è un perfetto singolo estivo di quelli che non ti annoiano e che ascolteresti in spiaggia con piacere. Il secondo, prodotto da Nebbia, si avvicina di più alle sonorità trap, qui Fibra rappa forte mentre il ritornello è tutto nelle mani di Laioung. Il suono è il vero fiore all’occhiello di “Fenomeno”. Produzioni fresche, scelte con una cura maniacale, valorizzano a pieno i temi di questo disco. “Money For Dope 2017″, in cui viene citato l’album di Luttazzi, è una vera chicca. Così come “Stavo pensando a te”, un pezzo storto, prodotto da Big Fish, che cavalca l’errore e lo fa diventare un pregio.

Se la prima parte dell’album è leggera ma non priva di critica alla società odierna, nella seconda Fibra si apre ai fan di lunga data chiudendo un cerchio iniziato con “Mr. Simpatia”.
Le ultime 5 canzoni dell’album sono un vero e proprio sfogo verso la sua famiglia, rea di non averlo mai capito. Ne ha per tutti, in particolare per il fratello Francesco Tarducci in arte Nesli e sua madre. Chi ascolta Fibra da anni, e ha sempre seguito la sua storia, con quest’album ha capito da dove prende vita la cattiveria che il rapper ha mostrato a tutti fin dalle prime barre di “Mr. Simpatia”. “Nessun aiuto” e “Ringrazio” sono brani intensi e pieni d’odio. Due pezzi di grande impatto, che sicuramente faranno discutere e storcere il naso a molti. Era dai tempi di “Bugiardo” che il rapper non era così crudo nei suoi testi.

Fabri Fibra ha dimostrato a tutti che nonostante l’età è ancora in grado di fare rap. Perché, oltre a essere semplicemente un talento innato, ha ancora molto da dire e lo avrà per sempre. Il rap per lui è una valvola di sfogo. Con ancora pochi ascolti alle spalle è difficile sbilanciarsi troppo, ma “Fenomeno” è uno dei suoi migliori album.

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