The Heavy Countdown #74: Fever 333, Commonwealth, Malevolent Creation, Kadinja, Papa Roach

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Fever 333 – Strength in Numb333rs
Affrontate pure con serenità “Strength in Numb333rs”, il debutto del supergruppo composto da Jason Aalon Butler (ex letlive), Aric Improta (Night Verses) e Stephen Harrison (ex The Chariot), perché l’hype dietro il debutto dei Fever 333 è del tutto giustificato. E non poteva essere altrimenti, data la portata dei personaggi in causa, che danno vita a un’opera rapcore in cui l’impegno sociale è inscindibile dalla musica. Ma il bello di “Strength in Numb333rs” e che seppure le lotte di classe non siano pane per i vostri denti, potete semplicemente godere ascoltandone i pezzi, catchy e micidiali dal singolo “Burn It” in giù.

Commonwealth – Everyone Around Me
Nati nel 2016, i Commonwealth basano la loro proposta, a detta della band stessa, su un’idea di “musica onesta per le anime stanche”. Alternative arricchito da atmosfere post-rock e malinconia totale, soprattutto a livello di lyrics (si parla di morte, depressione, dipendenza e malattia senza peli sulla lingua). Ma come si addice a qualcosa che effettivamente parli alla nostra anima, “Everyone Around Me” è un disco catchy a modo suo, in cui non mancano (pochi) episodi upbeat, come “Happy”, dedicata alla figlia del vocalist Tyler St. Clair.

Malevolent Creation – The 13th Beast
Tredicesimo full-length per i veterani del death metal made in Florida. Nonostante il chitarrista Phil Fasciana sia rimasto l’unico membro originario della formazione, la nuova incarnazione dei Malevolent Creation riesce a rimanere fedele a se stessa. Lasciatevi quindi ghermire senza troppi ripensamenti da questa tredicesima bestia, il viaggio sarà lungo e periglioso (e sul finire anche non del tutto elettrizzante, se vogliamo essere onesti), ma ne vale di certo la pena.

Kadinja – Super 90
“Super 90”, come suggerisce il titolo stesso, vuole essere un omaggio agli anni ’90 e a quelle voci che hanno fatto grande un genere (vedi Chino Moreno e Jonathan Davis). In realtà il nuovo disco dei Kadinja si attesta su livelli buoni ma senza colpi di genio, proseguendo idealmente il percorso iniziato con “Ascendancy” e confermando la propria posizione tra le tante band djent/progcore che gravitano attorno a nomi enormi come Tesseract, Periphery e Monuments. Unica sorpresa effettiva la conclusione post-rock di “Avec Tout Mon Amour”, che lascerebbe presagire una nuova direzione per il futuro.

Papa Roach – Who Do You Trust?
I Papa Roach hanno fatto il passo più lungo della gamba? A sto giro sembrerebbe di sì. È vero che a Shaddix e soci è sempre piaciuto sperimentare con sound anche molto diversi dal loro trademark, ma l’alternative pop/rock alla Imagine Dragons (vedi “Elevate” e “Top Of The World”), mischiato a tanta elettronica, qualche parta rappata e pochissimo basso non convince e non si addice a una band che ha molta più energia di quanto voglia far credere con “Who Do You Trust?” (e lo dimostrano in “I Suffer Well” e “Maniac”). Peccato, soprattutto dopo l’ottima prova del precedente “Crooked Teeth”.

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