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Halsey – Badlands

halsey-badlands-recensione

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L’ultima volta in cui mi sono ritrovato a parlare con qualcuno di Halsey, la risposta immediata è stata “Halsey chi?”. E all’inizio mi chiedevo come fosse possibile, trattandosi di una fra le artiste più discusse e twittate durante l’ultimo SXSW. Ma questo è successo prima di ascoltare davvero “Badlands”, l’album di debutto di Ashley Nicolette Frangipane, seguito dell’EP “Room 93” uscito circa un anno prima sotto la stessa etichetta Astralwerks.

L’album, infatti, si rivela dal primo ascolto come un vero e proprio “pacchetto Tumblr”, fatto di frasi ad effetto, suoni synth-pop e qualche accenno di trip-hop durante le tracce di apertura. Il tutto viene unito ad una verve melodica che già si era vista in Lana Del Rey e Lorde per le tinte scure e Taylor Swift in quelle chiare. Non serve troppo impegno per trovare frasi come “my demons”, “ghost” e drammi pre e post adolescenziali perché i testi ne sono strabordanti: dalla paura del proprio lato malvagio di “Hold Me Down” all’insoddisfazione di desiderare qualcosa che non si può avere di “Ghost”, il tutto in quello che sembra un album che potrebbe essere concept del diario segreto di una qualunque ragazza liceale. Anche il singolo di punta, “New Americana”, è la lista della spesa di una teenager: i problemi sentimentali, James Dean, i Nirvana, l’alcool e le sigarette.
Quello che appare come la costruzione ad-hoc di un cliché giovanile riesce in parte a salvarsi solo grazie alla capacità vocale della giovane artista, che mostra le proprie potenzialità trasformandole subito in velleità con un prodotto di qualità mediocre; che, nonostante tutto, ha riscosso un discreto successo grazie ad un’ottima campagna di marketing del prodotto-Halsey basata sulla fedelissima fanbase dei social.

Tutte buone carte dal punto di vista delle vendite, che attualmente però mancano delle fondamenta di una musica che non sia un insieme di cose già sentite e nemmeno troppo in là rispetto al periodo che stiamo vivendo. La speranza è che, superato con “Badlands” il problema di porre le basi del successo, quanto c’è di buono venga sfruttato per far uscire quello che Halsey può davvero fare; il che non si limita solo a qualcosa che possa sostituire una vaschetta di Haagen-Dazs nei momenti di rottura amorosa.

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