[Death Metal] Obituary – Xecutioner’s Return (2007)


Face Your God – Lasting Presence – Evil Ways – Drop Dead – Bloodshot – Seal Your Fate – Feel The Pain – Contrast The Dead –  Second Chance – Lies – In Your Head

http://www.obituary.cc/
http://www.candlelightrecords.co.uk/

Gli Obituary sono uno di quei pochi gruppi che ancora mi fanno comprare un disco a scatola chiusa. Perchè? Forse per motivi affettivi, soprattutto perchè so cosa compro. E’ difficile nel 2007 avere ancora un gruppo con un marchio di fabbrica ben definito, gli Obituary sono certamente tra questi. Sono come il salumiere di fiducia, magari non ti da sempre il miglior cotto ma difficilmente ti frega.

Mentre cerco di elaborare queste semplici conclusioni, della musica semplice scorre nel mio stereo, e il piede e la testa non stanno certo fermi. Già, semplice, genuina, pesante, redneck. Musica del sud, sudata ed immediata, fatta di riff muscolosi, classe e soprattutto tanta esperienza, con tutti i suoi pro e contro. Death metal, hardcore, Obituary sound, poco importa. Certo “Xecutioner’s return” poco aggiunge a quanto già fatto dai nostri cinque floridiani, e ci avrebbe stupiti il contrario. Volendo ben guardare, il reparto ricerca e sviluppo della Obituary S.p.a. ha chiuso i battenti con l’uscita di “World demise”, ormai tredici anni fa, ma non è questo il punto. Il punto è che chi contribuisce alla creazione di un genere, di un proprio sound, di uno standard, può e ha il diritto di farne uso a proprio piacimento. Tuttavia “Xecutioner’s return” qualche novità la porta con sé. Innanzi tutto il grosso cambiamento che balza subito all’orecchio è il cambio di line-up alla chitarra solista, dove l’ex Deicide Ralph Santolla fa le veci di Allen West, temporaneamente impegnato in una ‘villeggiatura’. Lo stile dei due è decisamente diverso, dove West si lanciava in lunghe sbrodolate di Slayeriana memoria il buon Santolla, decisamente più tecnico, cerca di dare al tutto un melodia maggiore. Quindi numerosi e lunghi assoli che se di primo acchito possono disorientare finiscono per incastrarsi perfettamente nelle song. Altra caratteristica di rilievo è un parziale ritorno al suono old school del Death metal primi anni 90, quindi presenza di brani veloci (e MOLTO veloci), improvvisi rallentamenti, parti cadenzate e malsane che sfociano in accelerazioni tipiche del primo periodo della band. Ritorno accentuato anche dal titolo stesso, essendo Xecutioner il primo nome della band a fine anni ottanta. Volendo proprio scomodare un classico potremmo azzardare che questo nuova fatica ricorda molto da vicino le atmosfere di un certo “The end complete”, ovviamente fatte le debite proporzioni. Anche la produzione è decisamente meno moderna rispetto al precedente “Frozen in time”, il che dona al tutto un sapore vintage molto gradito, nonostante il suono della cassa non abbia la sostanza e lo spessore di un tempo. La rudezza del rullante è invece qualcosa di sublime, suoni che non sentivamo da “Cause of death”. L’aroma che pervade il disco insomma ci riporta alle narici la fragranza di un cadavere dimenticato al sole di Tampa, Florida, che tanto aleggiava nei primissimi lavori della band.

Il trittico iniziale “Face your gods”, “Lasting presence” e “Evil ways” non lasciano molto spazio a disquisizioni troppo sofisticate prendendoci direttamente a sberle. La brutale “Seal your fate” pare essere uscita uscita direttamente da “Slowly we rot” e il pachidermico incedere di “Contrast the dead” sembra la meravigliosa “Back from the dead” parte seconda, e visto il titolo potrebbe anche esserlo veramente. Per il resto il disco si snoda su tempi medio lenti, che se ad un primo ascolto possono risultare poco scorrevoli dopo alcuni ascolti acquistano efficacia e dinamicità. Che dire, non è certo questo il loro capolavoro, quelli li hanno già fatti quindici anni fa, nonostante ciò è un album diretto e scorrevole, che strizza l’occhio agli esordi del gruppo e del Death metal. Manna dal cielo per gli Obituary fans, un buon disco per chi non li conoscesse. Un gradito ritorno dei maestri insomma, magari non lucidissimi come nei primi anni di insegnamento ma pur sempre maestri. Ed adesso vorrei i miei due etti di cotto e un chilo di carne.
Macinata.
Umana.

Grazie a Manuel Marini

 

 

 

Devo ammettere che sentire John Tardy che si esprime su un pezzo degli Obituary mi fa sempre lo stesso effetto libidinoso. Aggiungiamoci gli assoli di Santolla e completiamo quella che dovrebbe essere una facile recensione. In realtà non è così semplice, perché tutto sommato questo nuovo lavoro è un compitino, niente di più e niente di meno.
E non vale la regola ‘fedeli alla linea’, perché dopo un buon inizio la noia e il manierismo calano inesorabilmente su “Xecutioner’s Return”. Insomma anche gli Ac/Dc e i Motorhead fan da mille anni lo stesso disco, ma l’energia e la voglia di fare rock è sempre alta e coinvolge senza sosta; qui siamo davanti a qualche buon episodio (opener, “Evil Ways”, “Drop Dead”, “Seal Your Fate”) e a delle rotture di palle epocali (concentrate da metà disco in poi) che non convincono con un incedere lento e sembrano davvero tirate per i capelli per aumentare il minutaggio. Insomma se “Frozen In Time” poteva essere salvato perché era l’atteso comeback discografico, qui non andiamo oltre a una sufficienza risicata. Peccato.

P.L.

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