Nine Inch Nails Hesitation Marks

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Da quando, nel mese di febbraio, si è diffusa la notizia della reunion dei Nine Inch Nails, la loro nuova release è diventata una delle uscite discografiche circondate dal maggior hype possibile immaginabile. Vuoi perché Trent Reznor è un genio, vuoi perché i NiN hanno fatto della qualità il loro marchio di fabbrica, fino alla vigilia Hesitation  Marks era considerato a priori uno degli album dell’anno. E a dir la verità, i primi segnali di vita del disco avevano lasciato ben sperare: il primo singolo Came Back Haunted è un rimando ai primissimi tempi della formazione, con delle venature industrial che non hanno niente a che fare col materiale proposto da Year Zero in poi: un ritorno alle origini galvanizzante.

Copy Of A rispecchia un altro dei marchi di fabbrica dei tempi migliori della band, ossia basi martellanti e un chorus ripetitivo all’inverosimile, in questo caso “I’m Just a copy of a copy of a..”. Risultato finale: si precipita in men che non si dica nell’atmosfera alienante (in senso positivo) del pezzo. Poi è stato il turno di Everything, che ha spaccato il pubblico in due: puristi che disprezzano la svolta pop vs coloro che apprezzano un cambio di rotta in quanto, seppur sia una traccia ad alto tasso radiofonico commerciale, è comunque pop di una fattura elevata. Ultima, ma non meno importante, Find My way. Ipnotica, rallentata, suadente, fa assaporare le atmosfere ambient dei tempi migliori di Reznor; senza dubbio il pezzo migliore.

Con queste quattro anticipazioni, il risultato finale doveva per forza essere un album della madonna. E invece? Invece no. Senza stare a discutere dell’ottima produzione, cosa scontata quando si ha a che fare con i Nine Inch Nails, Hesitation Marks non decolla. La triste sensazione al termine dell’ascolto del full length è che tutte le cartucce siano state sparate con i quattro estratti. Cosa che ci si può aspettare dai musicisti comuni ma non da quel genio di Reznor. Un esempio su tutti All Time Low, che manca totalmente di personalità (inspiegabile il motivo per cui sia stata inserita nella tracklist finale). O Various Methods of Escape, che fa sbadigliare dall’inizio alla fine. Insomma: da disco dell’anno a flop totale, deludendo tutte le aspettative che ci si era falsamente creati. Probabilmente il frontman dei Nine Inch Nails avrà trovato la serenità e si diletterà soprattutto nell’aiutare la moglie coi suoi How To Destroy Angels, ma l’impressione è che Mr Self Destruct se ne sia andato. E con lui, anche la sua estrema sensibilità nel comporre.

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