[Progressive – Black Metal] Negura Bunget – Om (2006)

Ceasuri Rele – Tesarul De Lumini – Primul Om – Cunoasterea Tacuta – Inarborat – Dedesuptul – Norilor – De Piatra – Cel Din Urma Vis – Hora Soarelui – Al Doilea / Om

www.code666.net
www.negurabunget.com

Si è dovuto attendere tre anni, ma finalmente è uscito il successore del magistrale “N Crugu Bradului”, il disco che mi aveva fatto innamorare istantaneamente dei Rumeni Negura Bunget. E tanta attesa non è stata spesa invano. Questo nuovo “Om”, infatti, si dimostra degno della fama che ormai i Nostri hanno raggiunto nell’ambito dell’underground più originale e creativo, tanto da poter essere considerati uno dei pochi gruppi black realmente imprescindibili dell’ultimo lustro.
Sebbene la continuità stilistica sia innegabile, la nuova emissione discografica si differenzia dalla produzione passata per una più accentuata componente sinfonica, a discapito della vena più propriamente psichedelica: intendiamoci, i Negura Bunget rimangono i soliti, meravigliosi alchimisti sonori in grado di far collidere in uno stesso brano arpeggi folk, black metal nordico, atmosfere oniriche alla In The Woods…, squarci di ambient etereo e rarefatto, riuscendo a dare fluidità e coesione al tutto. Semplicemente, in “Om” hanno aggiunto nuovi colori alla loro tavolozza espressiva: questo è un disco ancora più composito di “N Crugu Bradului”, grazie anche alla maggior brevità dei brani, nel quale il trio si è letteralmente sbizzarrito ad amalgamare tra loro le influenze più disparate. Così la lunga “Tesarul De Lumini” assume la funzione di pezzo programmatico, conglobando al suo interno ampie cavalcate sinfoniche, ipnosi allucinogena, accordi tesi e metallici, sentimento panico (quest’ultimo, vero e proprio leitmotiv della loro arte). Ancora meglio fa la doppietta “Norilor / De Piatra”, essendo il primo un intermezzo oscillante tra l’acid folk tribale e il symphonic black dei migliori Cradle Of Filth, mentre il secondo è forse il brano più violento e legato alla scuola Norvegese dell’intero album. Se questo non è il miglior disco della loro carriera, poco ci manca; nessun calo di tensione, nessuna concessione alla sicurezza del già sentito, del già fatto, del già detto, un continuo fluire rapsodico di emozioni che non può lasciare indifferente l’ascoltatore più attento. Impedibile per chiunque cerchi qualche spiraglio vitale ancora presente nel metallo nero.

S.M.

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