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Welcome Home è l’omaggio degli Hellyeah a Vinnie Paul

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Gli Hellyeah arrivano al sesto album “Welcome Home” reduci dalla perdita di Vinnie Paul. Fino ad oggi, tra noi profani, quando si pensava agli Hellyeah si pensava alla band dell’ex batterista dei Pantera, il fratello di quel Dimebag Darrell considerato uno dei migliori chitarristi di sempre nell’heavy metal.

Una perdita di tal livello non poteva non condizionare il mood di questo disco che già in partenza e per forza di cose spicca nella discografia dei Nostri per l’elemento storico e affettivo di contenere le ultime registrazioni di sempre dello storico batterista. Questo però non ha trasformato “Welcome Home” in un lamento di disgrazia. Non è un concept album sull’abbandono o sulla morte. Non è un “Nightmare” degli Avenged Sevenfold o un “The Gray Chapter” degli Slipknot. Vinnie viene omaggiato dai suoi compagni di band con una delle prestazioni più convincenti della loro carriera e con una coerenza di intenti. Non ci sono ballate melense o autocommiseranti. Ulteriormente pompato il mix della batteria, già in partenza predominante nella proposta sonora del gruppo, e via a pestare in onore del collega caduto.

Come sempre il sound degli Hellyeah è più vicino a quello dei Damage Plan e dei Mudvayne che a quello dei Pantera. Un alternative metal il cui unico difetto è quello di essere un po’ anacronistico di questi tempi, e che si sarebbe trovato a suo agio una quindicina di anni fa. Abbandonati gli echi di inizio carriera di southern metal, soprattutto di “Stampede”, gli Hellyeah picchiano con rabbia e melodie sinuose e maledette (che echi di Alice In Chains in “At Wick’s End”) e riff metal di inaudita violenza in “333”, “Bury You”, e “Black Flag Army”. Alcuni episodi più alleggeriti in termini di melodie come “Perfect” e “I’m the One”, mentre la title track porta al massimo l’etichetta di quel crossover che un tempo dettava legge nelle classifiche con quella miriade di gruppi che avevano nomi come Spineshank, Adema, Coal Chamber, un esercito guidato dai capostipiti Korn e Deftones. La prestazione del vocalist Chad Gray è strepitosa, tra urla e pulito riesce a offrire una gamma mai banale di atmosfere. In “Boy” torna ai fasti dei Mudvayne con un cantato aggressivo e veloce.

E’ alla fine che non ci si può esimere dal tributare il vecchio amico Vinnie e dirgli addio. “Skyy and Water” è una ballata sognante e leggera, dove la mancanza della batteria è pura malinconia. Gli Hellyeah hanno da sempre fatto forza del gruppo, del legame di amicizia tra gli elementi al punto dal farne una famiglia. La rottura di tale legame a seguito della morte di Vinnie Paul potrebbe decretare la fine del gruppo. Se questo ha da essere, non credo si possa pensare ad un commiato più efficace, sentito e sincero come “Welcome Home”. Sa di pietra tombale anche l’ultimissima traccia fatta di silenzi e qualche voce fuggevole e che si chiama “Irreplaceable”, insostituibile.

 

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