The Heavy Countdown #78: Herod, Downfall Of Gaia, Saor, Judiciary, Rotting Christ

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Herod – Sombre Dessein
“Sombre Dessein” è un labirinto pieno di sorprese dietro ogni angolo (e ad ogni ascolto), un mondo parallelo in cui tecnica e groove convivono senza pestarsi i piedi. Gli Herod tornano con un lavoro progressive sludge ricco di spunti uno più gustoso dell’altro, in cui si accarezzano anche i Meshuggah (“Silent Truth”) e pure i Gojira (“Reckoning”). Complice la produzione cristallina, i molteplici elementi che compongono la nuova fatica degli svizzeri riescono a brillare senza sovrastarsi a vicenda. Una piccola grande perla.

Downfall Of Gaia – Ethic Of Radical Finitude
Avevamo già avuto modo di apprezzare le qualità dei Downfall Of Gaia un paio di anni fa con “Atrophy”, ma non paghi dello sforzo precedente, i Nostri sfornano un album che non fa altro che confermare quanto siano tra le realtà più interessanti del post black metal attuale. “Ethic Of Radical Finitude” è un’esplorazione di un sostrato metal costruito su diversi sottogeneri, fatto di melodie, violenza, blastbeat, strutture complesse, spoken word, clean vocals, in una ricerca spasmodica di uno stato mentale che forse non potrà mai arrivare.

Saor – Forgotten Paths
Da molti considerato l’erede di diritto degli Ulver di “Kveldssanger”, l’artista scozzese Saor riesce a declinare elementi atmosferici e melodici, accompagnati da influenze folk e pagane, nel tentativo riuscito di descrivere in musica il suo amore viscerale per la natura e per le forze misteriose che la regolano, il tutto abilmente accompagnato da un tappeto black metal che non fa altro che amplificarne il mistero intrinseco. “Forgotten Paths” non è un disco per tutti, ma se gli lasciate una possibilità, sarà in grado di mettervi in pace con il mondo.

Judiciary – Surface Noise
L’hardcore punk con influenze thrash (o viceversa, se preferite) di stampo politico è un genere che sembra fatto apposta per scuotere anche le coscienze più indifferenti, con le sue urla incessanti, i ritmi serrati e i testi di denuncia pregni di significato. Tutto ciò per dire che i Judiciary, con il loro “Surface Noise”, si inseriscono in questa nicchia, pur senza riscriverne le regole, ma fornendo un ottimo esempio di come dev’essere oggi l’hardcore thrash. E infatti sono in molti all’estero a paragonarli ai Power Trip.

Rotting Christ – The Heretics
Chi si aspettava qualcosa di più dai Rotting Christ, deve accontentarsi di un lavoro molto simile a “Rituals” (2016), che possiede sì al suo interno qualche guizzo genuino (vedi “The Raven”, chiaro omaggio a Edgar Allan Poe), ma che alla lunga, si perde in soluzioni già sentite e lascia spesso intravedere la corda. Non è facile dire qualcosa di nuovo al tredicesimo full-length, così come è impossibile pensare che i Nostri potessero ritornare di punto in bianco alla devastazione ferina del black metal delle origini. Ma per ora, li rimandiamo a settembre.

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