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J-Ax e Fedez – Comunisti col Rolex

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Musica del cazzo. Sì, ma fatta bene. Prendo in prestito il titolo di un brano presente in “Comunisti col Rolex” per fare un complimento al disco congiunto di J-Ax e Fedez uscito oggi. Una sorta di elogio 2.0 rivolto a due cantautori 2.0 che hanno sfornato un album perfetto per questa epoca. Un’epoca che permette alla gente di usare un termine orribile come “2.0” per indicare uno stato di evoluzione rispetto a una condizione precedente.
“Comunisti col Rolex” sancisce la nascita del nuovo pop all’italiana e segna la parola fine ad una gestazione lunga e travagliata iniziata nel 2014 con il disco pop-rap di Fedez “Pop-Hoolista“, proseguita nel 2015 con il pop-rap de “Il bello d’esser brutti” di J-Ax e conclusa appunto oggi, 20 gennaio 2017.

Dei sedici brani, prodotti da Takagi e Ketra, erano già noti ai più “Vorrei ma non posto”, “Assenzio” con Stash e Levante e la title track “Comunisti col Rolex”. Siccome “Assenzio” e “Comunisti col Rolex” si trovano al primo e al secondo posto della tracklist, l’ascolto vero e proprio dell’album parte da “Il giorno e la notte”, un brano elettronico incentrato sulla dualità che esplora il detto “gli opposti si attraggono” con la partecipazione di un robot con la voce di Giusy Ferreri che ricorda Bianca Atzei. In poche parole un incubo.
Subito dopo è il turno di “Senza pagare” ovvero l’inno del ricco scroccone e prossimo tormentone estivo grazie al mix di sonorità tropical house e dancehall. Il momento nostalgico arriva puntuale con “Fratelli di paglia”, probabilmente uno dei pezzi più forti dell’album. Il brano ricorda vagamente le sonorità trap usate dai giovani Sfera Ebbasta e Laioung, ma a differenza loro è impreziosito da un testo comprensibile anche da un maggiorenne.
In “Tutto il mondo è periferia”, invece, sono le sonorità pop-punk tanto amate da Ax a farla da padrona. In questa occasione viene affrontato il tema della globalizzazione e la standardizzazione dei trend. Il brano stona con il concept sonoro dell’album.

“Milano intorno”, forte del ritornello scritto da Calcutta è un pezzo riuscito in toto e fotografa Milano come una città che non sogna più. Ecco “Vorrei ma non posto”, su cui non ha senso dilungarsi, perché la si conosce già e non è periodo di cornetti Algida. “L’Italia per me”, celebra gli aspetti positivi del nostro paese e degli italiani e ci mostra un elegante Sergio Sylvestre alle prese con un ritornello cantato in italiano. Tenetelo d’occhio, potrebbe essere la sorpresa del Festival di Sanremo.
“Musica del cazzo”, invece, è un brano punk e ironico simile per certi versi a “Tutto il mondo è periferia” e che sottolinea la scelta coraggiosa del duo di inserire up tempo e chitarre all’interno di un lavoro clamorosamente studiato per i fan di tutt’altre sonorità. È quindi il turno di “Piccole cose”, il nuovo singolo radiofonico con il feat. di Alessandra Amoroso. Un classico singolo alla Fedez e perfetto per presentare l’album.

“Cuore nerd” con Alessia Cara è senza dubbio il brano peggiore dei sedici. Perché avere a disposizione Alessia Cara, una che in America ha ben 3 singoli in top 50, e farle cantare in italiano una canzonetta sulla rivincita dei nerd è l’equivalente di tenere in panchina Lebron James in gara 7 di finale Nba.
“Anni luce” con Nek è un pezzo elettronico sulla difficoltà di comunicazione all’interno di una coppia. Difficoltà che non hanno avuto Ax e Nek all’interno di Amici. “Meglio tardi che noi” con Arisa parla di tutte quelle riflessioni nate alla fine di una storia d’amore che vorresti cancellare. Una “Piccole cose” parte due.
“Allergia” con Loredana Bertè è un brano che sorprende. Alcuni si indigneranno per il glorioso passato della Bertè che nulla ha a che vedere con Fedez e Ax, ma a parer mio la sua voce si adatta alla perfezione al ritornello scrittole da Calcutta, facendo diventare il brano una hit silenziosa.
In chiusura “Pieno di stronzi”, un adattamento di “Everyone Else Is An Asshole” dei Reel Big Fish, band ska punk californiana della seconda metà degli anni ‘90. “Pieno di stronzi”, si legge nel comunicato, è stato scelto da J-Ax e Fedez per chiudere l’album “con una risata”. In realtà il brano più che con una risata ti lascia con l’amaro in bocca e con la voglia di picchiare la testa contro il muro per le tante banalità contenute al suo interno.

“Comunisti col Rolex” è un album che ha centrato il punto. Le aspettative erano basse non c’è dubbio, ma l’ora di ascolto risulta piacevole e quello che emerge del progetto è una cura nei dettagli disarmante.
Dalla scelta dei produttori del momento (almeno qui in Italia) alle collaborazioni mirate, fino ai due ritornelli scritti da Calcutta. Nulla è lasciato al caso. J-Ax e Fedez, nonostante alcuni brani discutibili come “Pieno di stronzi” e “Cuore nerd” e un uso a volte eccessivo dell’autotune, si dimostrano ancora una volta inarrivabili. “Comunisti col Rolex” è un album disposto a durare nel tempo, almeno radiofonicamente parlando. È nato il nuovo pop all’italiana, lunga vita al nuovo pop all’italiana.

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