Legend of the Seagullmen – Legend of the Seagullmen

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Ennesimo all-star group generato da una costola dei Mastodon, iperproduttivi in ogni loro molecola oltre che dal loro collaudatissimo insieme. Oltre ai Gone Is Gone e i Giraffe Tongue Orchestra, solo per citare i più conosciuti, si vanno ad aggiungere i Legend Of The Seagullmen. In uscita il nove febbraio, l’album è reso disponibile all’ascolto streaming da oggi. Già qualche assaggio era affiorato nel web e proprio nel web viene rilasciato nella sua interezza.

I fan scalpitano più che mai perché ai nomi che sempre si accompagnano a quello del super gruppo di turno questa volta oltre a Mastodon spunta quello dei Tool. Allora tutti sull’attenti, per la grandezza della band amplificata da anni ed anni di astinenza del gruppo progressive rock dalle stampe discografiche. È il fenomenale batterista Danny Carey, nello specifico, ad unire la sua straordinaria potenza e ritmo a questo progetto dal concept marittimo che unisce la potenza e lo spirito progressivo e psichedelico della parte più sofferta ed eclettica del mondo Mastodon nelle dita e nell’ugola di Brent Hinds.

È in canzoni come “Shipswreck” che il gruppo convince al di là della trovata pubblicitaria, con quella sua attitudine europea nel cantato e il ritmo basso batteria di prim’ordine come ci si deve aspettare da una band con questi elementi. Anche l’apertura di presentazione “We Are The Seagullmen” convince e va forte, sempre con effetti sonori riconducibili ad una inafferrabile avventura epico marittima, tra onde e frangiflutti e versi di gabbiani. Il tono grave e emozionale del vocalist David ‘The Doctor’ Dreyer impreziosisce operette metal drammatiche come “Curse Of The Red Tide”. Molti gruppi hanno una canzone chiamata con il loro nome, ce l’hanno i Black Sabbath e ora ce l’hanno anche i Legend Of The Seagullmen. Il ritmo aumenta e pare di sentire Henry Rollins cantare.

Il mare è affascinante, misterioso e anche pericoloso, e questa oscura minaccia emerge nell’inizio musicale di “The Orca”, su cui Dreyer marca ulteriormente il tasto della gravità in un pezzo che si fa molto anni ’80. L’impressione è che il progetto non vada oltre alla pubblicazione rituale e celebrativa dei bei momenti che questi personaggi hanno passato in sala prove. Molto divertimento e chimica da parte loro, molta perplessità o quasi per noi ascoltatori che non troviamo nulla di nuovo e nulla dei gruppi che hanno portato qui la nostra attenzione.

Niente di interessante dal lato melodico, del cantato, niente che provenga dal mondo Mastodon e Tool, dubito che qualcuno trovi allettante la tematica marittima o che sia interessato ad un epopea dei gabbiani. Nemmeno a sforzarmi riesco a pensare a qualcuno a cui potrebbe interessare questo stralunato progetto.

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