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The Heavy Countdown #47: Long Distance Calling, Harms Way, Agrimonia, The Atlas Moth

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Long Distance Calling – Boundless
“Boundless” rappresenta una sorta di ritorno a casa per i Long Distance Calling. Infatti, dopo l’addio del vocalist Martin Fischer, i Nostri ritornano ad essere un quartetto strumentale, prendendo le distanze dalle influenze più “pop” del precedente e ottimo “Trips” (2016). Ma questo cambio di pelle non ha stravolto gli equilibri nella band, anzi. I 49 minuti del sesto full-length della formazione tedesca sono quanto di più piacevole possiate ascoltare di questi tempi in ambito strumentale, tra post metal e divagazioni progressive metal (“The Far Side”).

Harms Way – Posthuman
Se non volete chiamare il sound degli Harms Way deathcore-o meglio-death metal-hardcore- con un nonsoché di industrial-e breakdown paura piazzati esattamente lì dove devono essere (vedi la opener “Human Carrying Capacity”), tagliate corto come fa la stampa estera, ovvero definitelo senza troppe remore bro-metal (o bro-core). Dal debutto nel 2009, questi cinque ragazzoni, senza farsi troppe storie, ci colpiscono in pieno stomaco con una serie di diretti, l’ultimo dei quali si intitola “Posthuman”, colonna perfetta per i vostri allenamenti in palestra, ma anche per caricarvi a molla in qualunque occasione.

Agrimonia – Awaken
In “Awaken”, terzo disco degli Agrimonia, la formazione svedese composta da membri di Martyrdöd, Miasmal e At the Gates, si allontana dal crust (o come ama definirli qualcuno, progressive crust) per sondare un mix blackened progressive post-hardcore di grande impatto. Per non parlare della vocalist Christina Blom (che nella “vita reale” è la bassista dei Contratorture), che fa a gara con un guerriero vichingo sfoderando un cantato spaventosamente efficace nell’economia dell’opera. Solo ed esclusivamente per stomaci forti. Assai.

The Atlas Moth – Coma Noir
Una gustosa e ricca miscela di psychedelic stoner/ sludge, intervallata da elementi thrash e death metal classici nei quali, a sorpresa, spuntano momenti di puro sing-along e ritornelli catchy. “Coma Noir”, il quarto disco degli Atlas Moth, è sicuramente il lavoro più completo ad oggi all’interno della discografia della band di Chicago, complici anche un paio di cambi in formazione e un costante allenamento sul campo con date singole e festival un po’ ovunque. “Coma Noir” è un album di chiaroscuri, che si svelerà piano piano, con la pazienza di ripetuti ascolti.

Nik Nocturnal – Undying Shadow
Si è già detto più volte che ormai l’entry level per determinati sottogeneri in particolare è altissimo, e anche nel caso dello Youtuber Nik Nocturnal siamo di fronte al solito drago delle sei (e più) corde che spara fuori un altro disco clamoroso, ma che purtroppo, ascolteranno solo gli iscritti al suo canale nella migliore delle ipotesi. “Undying Shadow” è (perlopiù) uno strumentale di base progcore, ma che esplora anche il deathcore (“Nefarious II”), e accoglie una carrellata di guest appearance di top act del genere (Shokran, Novelists, Betraying The Martyrs e via dicendo).

Black Neon District – Standing Waves
Se non facessero troppo il verso ai Tesseract (soprattutto nel cantato “pop” simil-tompkinsiano) e ai primi Intervals, i Black Neon District sarebbero perfetti. Ma la giovane formazione è appena nata, e con questo EP di debutto, pur dovendo ancora molto alle band sopracitate e a molte altre al top del panorama progcore, hanno se non altro le idee molto chiare sulla strada da percorrere, soprattutto dal punto di vista strumentale, coeso e con twist molto interessanti. Nessuna novità, ma ripeto, siamo solo all’inizio, e “Standing Waves” è un ascolto più che gradevole per gli amanti del genere.

Louser – Intermediate State
Per i canadesi Louser, “Intermediate State” è l’opera numero uno. Tra math rock, emo, e qualche spruzzata di punk, questo lavoro è indubbiamente interessante, ma le chitarre, che sono il punto focale dell’album, tendono a seppellire tutto il resto e ad appiattirne eccessivamente il sound. Un altro difetto, che in realtà voleva essere un punto di forza, è la produzione lo-fi, in puro spirito DYI. Ma al netto di queste pecche (o errori di valutazione) “Intermediate State” rimane un disco che non può lasciare indifferenti gli appassionati di certe sonorità.

Rivals – Damned Soul
“Damned Soul” è il debutto dei Rivals, trio losangelino capitanato dalla frontwoman Kalie Wolfe. Di heavy qui c’è poco, ma ci sta bene nella nostra countdown per l’atteggiamento e la freschezza che questi ragazzi trasmettono con il loro esordio. Il territorio è quello dell’electro-dark-pop-rock, tenuti in piedi dalla performance della Wolfe, potente ma al tempo stesso vulnerabile. Un lavoro easy e da sing-along istantaneo (vedi “Low”) ideale per passare il tempo senza troppi pensieri. Ma se siete alla ricerca di qualcosa di più corposo, fate pure dietrofront.

Amor – Love Vs. Logic
Tanto banale il titolo quanto il contenuto del disco. Ok, come attenuante per gli Amor possiamo tranquillamente dire che, trattandosi di un debutto, debbano ancora trovare la propria strada e un’identità specifica. Diciamo anche che la produzione è ineccepibile, e che le atmosfere e le suggestioni che derivano dall’ascolto di “Love Vs. Logic” sono buone, ma siamo sempre lì, impantanati in un melodic metalcore inzuppato fino alla saturazione di elettronica e corettoni catchy come se piovesse. Ma diamo tempo ai ragazzi dell’Arizona di maturare, le potenzialità, sebbene non ancora espresse al meglio in questo lavoro, ci sono.

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