Music Attitude

Lower Than Atlantis – Safe In Sound

lower-than-atlantis-safe-in-sound

All’uscita di “Safe In Sound“, ultima fatica discografica dei Lower Than Atlantis, viene quasi naturale parlare più di risultati e obiettivi che di contenuti. Questo perché il percorso dei quattro ragazzi di Watford è abbastanza rappresentativo di un tempo in cui finire nella cerchia degli astri nascenti è pericoloso. Si rischia di rimanere un’eterna promessa e di logorarsi nella continua ricerca di un salto quasi impossibile da effettuare.

Il combo capitanato da Mike Duce da anni non fa altro che camminare sul filo di un rasoio: da un lato la mediocrità e l’impossibilità di distinguersi, dall’altro l’esplosione e la conquista dei grandi palchi europei (e non solo). Pur avendo sempre avuto le carte in regola per imporsi, questa band sembra non riuscire a distaccare gli altro ottimi nomi che affollano la scena britannica. Prendiamo ad esempio due altri act di livello, come Don Broco o Mallory Knox. Nonostante i Lower Than Atlantis abbiano alle spalle un paio d’anni di carriera in più, e pur vantando un notevole divario in termini di produttività – mentre i colleghi contano appena un paio di capitoli all’attivo, i LTA sono giunti al quinto album in studio in appena sette anni – non c’è ancora alcun motivo per collocarli in un campionato diverso. Per questo nel cartellone del Reading and Leeds Festival dello scorso anno il nome dei Lower Than Atlantis passava ancora inosservato, una goccia in un’oceanica lineup.

La domanda è: con questo disco, i Lower Than Atlantis dove vogliono arrivare? L’impressione è che tutta quest’urgenza di diventare uno dei capisaldi del rock inglese non ci sia. È come se preferissero continuare a camminare su quel filo del rasoio, in perfetto equilibrio, totalmente a loro agio. In “Safe In Sound” i Lower Than Atlantis infatti continuano a fare quello che sanno fare, solo un po’ meglio. Si tengono stretto il loro buon pop rock ma non perdono di vista il loro retaggio post-hardcore. A partire da “Had Enough”, singolone di matrice hard rock, non fanno altro che ribadire quanto siano perfetti per ogni orecchio e contesto. Per questo si oscilla dal sound catchy di “Boomerang” alle chitarre aggressive di “Work For It”, fino alla struggente “I Don’t Want to Be Anymore”.

Ecco perché invece di essere il trampolino per il tanto chiacchierato salto di categoria, questo quinto album dei Lower Than Atlantis si pone come uno dei lavori meno pretenziosi che l’alt-rock britannico abbia partorito in questo decennio e per questo anche uno dei più apprezzabili e fruibili.

Comments

comments

CONDIVIDI
Musicattitude.it
  • utilizza solo immagini fotografiche rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche e uffici stampa
  • usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi
  • accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, quindi, libere da diritti pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.