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Madonna – Rebel Heart

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Nessuna conferma richiesta a Madonna per questo nuovo disco di inediti “Rebel Heart”, o forse sì. Lei, la regina indiscussa del pop, vede il trono minato dalle più giovani e scaltre icone del nuovo Millennio, e dove non ci sono riuscite la Aguilera e la Spears, si avvicina con passo sornione e tutina di carne Lady Gaga. In “Rebel Heart” ci sono due album che lottano per emergere tra i 19 brani proposti. La tensione aggressiva di “Heartbreak City” da una parte contro brani trasgressivi e “lubrificati”, tra tutti la viziosa e sensuale “Holy Water”, dove Madonna affronta proprio la questione del liquido lubrificante femminile. A cinquantasei anni, Madonna Louise Veronica Ciccone è ancora la regina della trasgressione che rasenta la blasfemia, un ruolo indossabile solo da personalità decise e forti, anche perché sembrerebbe assurdo pensare che ogni cinquanta-e-passa-enne possa calzare le sue vesti. Risulta già difficile vedere lei sotto quell’ottica più vicina alla menopausa che all’età dello sviluppo.

Il doppio binario intrecciato tra amore terreno e devozione religiosa viene cablato dalla ballata “Messiah”, al cui timone compare Avicii. Ma mai dare per scontata Madonna: “Rebel Heart” mostra anche la voglia della signora Ciccone di superare il passato e liberarsi dalla maschera che lei stessa si è costruita in volto. In tal senso, tra tutte le canzoni spicca “Veni Vidi Vici”, con rimando ai vecchi successi.

Madonna non ha mai ottenuto il credito che merita come musicista o come artista ma per le bravate di una material girl attempata: i suoi stimoli rimangono il dancefloor, le ballate di matrice europea, il pop made in ’60. Sarebbe riduttivo spiegare così il suono di un album che conta 14 produttori ma che comunque mantiene la coerenza di suonare come un album di Madonna. In quest’ottica rientra l’elettro dubstep “Body Shop”, mentre Nicki Minaj riprende il suo ruolo di rapper nella divertente e abrasiva “Bitch I’m Madonna”; dall’altra parte, con “Devil Pray” Madonna scivola sorniona verso gli echi del successo di “Like a Prayer”.

Ciò che colpisce al di là della produzione curata, dei rimandi al passato, della solita e facile trasgressione, per una volta – forse la prima- è il canto di Madonna. Vengono evitati i trattamenti vocali R&B a favore di un tono più limpido che su “Ghosttown” e “Joan of Arc” ricorda a tratti la scomparsa Karen Carpenter. Una nudità sonora, più di impatto del cunnilingus descritto in “Holy Water”, che forse rappresenta ciò per cui andrebbe ricordato questo “Rebel Heart”. Non sono mai stata fan di Madonna eppure da lei ti aspetti proprio questo. Produzione curata, elementi nuovi, voglia di osare, che sia la sua voce o la produzione poco importa. Madonna non abdica.

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