Maximo Park – Risk to Exist

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Il problema dei Maximo Park è quello di tutta un’ondata che ha riempito le classifiche negli anni immediatamente dopo il traguardo del nuovo secolo. Il 2005 era stato l’anno dell’esordio (“A Certain Trigger”) confermato nel successo del 2007 di “Our Earthly Pleasure”, e tanti ai tempi guardavano a loro e altre band indie come ai salvatori della patria musicale (curioso come ci sia sempre bisogno di salvarci da qualche cosa, come se non riuscissimo a goderci la musica contemporanea ma solo retroattivamente). Queste formazioni indie che riempiono a decine i bill dei festival nelle righe piccoline in fondo hanno tutte lo stesso problema che i Maximo Park evidenziano in questo “Risk To Exist”.

I mezzi non sono eccezionali e se ti viene a mancare una certa attitudine che ti rende cool, che ti innalza dal marasma delle altre band, rimani nella melma dell’ascolto mentre stai aspettando la tua birretta al bar, senza scomodarti di sapere chi stia cantando. Questo ai Maximo Park è successo ed è passato, e tutti gli album che si stanno succedendo uno dopo l’altro nella loro discografia sono dei drammatici riempitivi di una carriera che si sta trascinando ben oltre il consentito.

Parlo di attitudine perché sulla carta gli ingredienti sono gli stessi degli esordi, con in più solo un pizzico di velleità politiche ed esistenziali nei testi. Già il titolo dell’album e la prima canzone “What Did We Do To Deserve This” marchiano di un mood abbastanza negativo il messaggio del lavoro. Cosa abbiamo fatto per meritarci questo? Questo disco viene da dire spontaneamente, perché i brani sono tutti impostati in una struttura spigliata e ballante ma mai penetrante. Queste sono canzoncine, è inutile girarci intorno, e sono quello che uno si aspetta di trovare in un album dei Maximo Park, canzoncine che con i giusti spunti e il giusto mood arrogante e disinvolto si trasformano in pezzi che semplicemente funzionano, quelli che nel primo disco ci fanno dire ancora dopo dieci anni che sono buonissimi brani. Tra dieci anni non ricorderemo niente di questo “Risk To Exist”.

Il rischio di esistere sembra proprio autoreferenziale di una condizione di una band che ha esaurito la polvere di stelle e si accanisce a saltellare tornando però sempre e pesantemente con i piedi per terra dopo ogni salto senza mai riuscire a librarsi in volo. “Get High (No I Don’t)” è forse il pezzo più vivace del lotto, ma l’indecisione del titolo è riflessa sulla composizione della canzone e di tutto l’album, un’esplosione auspicata ma mai tradotta in realtà, che all’ascolto risulta prima frustrante e che porta infine ad un mare di noia sul quale i Maximo Park ci costringono a pagaiare con una fatica immane. Le canzoni da lounge bar si susseguono senza lasciare traccia, non la pensierosa “I’ll Be Around”, non la funkeggiante “The Hero”, nemmeno l’elettronica “Make What You Can” dal sapore anni ’80.

Se non lo ascolti perché fai dell’altro forse “Risk To Exist” ha qualche speranza di arrivare alla fine senza skippate violente o interruzioni definitive, se invece ascoltato con attenzione metterà a dura prova la vostra pazienza e capacità di concentrazione. I ragazzi hanno perso lo smalto.

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