Lee Bains III & The Glory Fires – Dereconstructed

Lee-Bais-III-&-The-Glory-Fires-Dereconstructed

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Birmingham, Alabama. Quando un liberal nasce in un posto del genere, non può che avere sentimenti contrastanti per la propria città Natale: da un lato i movimenti artistici e la non violenza, dall’altro il razzismo radicato e la politica discutibile. Bains, cantante e songwriter, esprime il suo essere del sud degli Stati Uniti tra pregi e difetti, in un album esplosivo e trascinante.

La prima cosa che colpisce di “Dereconstructed” di Lee Bais III & The Glory Fires sono le chitarre elettriche, aggressive e sempre in primo piano, dal primo riff dell’album all’ultima canzone. Taglienti e distorte, sovrastano la voce, sono una forza della natura, forse anche troppo. Ogni pezzo è buono e alcuni sono ottimi presi singolarmente, ma la pecca dell’album è la poca varietà di dinamiche tra una canzone e l’altra. Stilisticamente, non è facile inquadrare Bains e soci: si sente il southern rock, e si sente il punk. È un southern sporco, che ricorda vagamente il “cowpunk” con cui erano stati etichettati anni fa i Social Distortion, mettendo ovviamente l’Alabama al posto della California! “The Company Man”, il pezzo d’apertura, è una vera carica di adrenalina, il riff è uno dei migliori del disco. L’immagine che dipinge è quella di Bull Connor, responsabile di alcune delle più brutali tecniche di repressione dei manifestanti, mentre siede pacificamente in Chiesa come se non avesse peccati da confessare. Non c’è solo politica nel disco però, ma ci si trova soprattutto un rock’n’roll grintoso: la title-track “Dereconstructed” ne è un ottimo esempio, ma lo stesso spirito si ritrova in tutte le tracce. “Mississippi Bottoland” ricorda un po’ Tom Petty, mentre “The Kudzu and the Concrete” strizza l’occhio ai Credence Clearwater Revival, ma più che di riferimenti musicali o citazioni si tratta di accenni, in quanto lo stile personale della band prevale sempre su tutto quello che suonano.

Lee Bains III & The Glory Fires sono una band interessante. Se da un lato sembrano unirsi a una tradizione musicale importante come quella targata Skynyrd e Allman Brothers, dall’altro rifiutano le “antiche verità e le orrende vecchie bugie”, rivelandosi marcatamente anti-tradizionalisti. E fanno molto, molto rumore: abbastanza da essere cacciati da un locale in Texas dove stavano suonando, e quella è gente robusta!


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