[Prog Rock] It Bites – The Tall Ships (2008)

Oh My God – Ghosts – Playground – Memory of Water – The Tall Ships – The Wind that Shakes the Barley – Great Disasters – Fahrenheit – For Safekeeping – Lights – This is England

Sito Ufficiale della band
Etichetta Discografica

Tra le tantissime reunion che hanno sconquassato le circoscrizioni del pianeta musica, non avrei mai pensato di dovervi parlare di quella dei ritrovati It Bites, “discograficamente” morti nel millenovecentonovantuno e riconciliati coi loro fan diciassette anni dopo l’inequivocabile “Thank You And Goodnight”. Suggeriamo l’ascolto del reunion-live “When The Lights Go Down” pubblicato l’anno scorso, ma il piatto forte ha un titolo e un sapore del tutto diverso: The Tall Ships.
Gli It Bites sono John Mitchell degli Arena (voce e chitarra), Lee Pomerov (basso) e i due leader John Beck (tastiere) e Bob dal ton (batteria), tutti virtuosi dello strumento al servizio della melodia.

Prog rock, pop e fusion nel DNA del gruppo, ma evidente è la ritrovata ispirazione per una lunga serie di brani dotati di elegante romanticismo (Ghosts) e di nostalgia controllata (Playground). Il bilanciamento di tecnicismo e melodia acconsentono a un indispensabile dinamismo, il disco risulta fresco e incisivo anche se la carne al fuoco, a conti fatti, è troppa. Strutture opulente che a lungo andare intaccano la concentrazione, e se è vero che passerete agevolmente le varie Oh My God, The Tall Ships, The Wind That Shaker The Barley, non è altrettanto scontato il trionfo degli episodi più intimisti (e più pesanti) relegati in fondo. Si tratta pur sempre di un ensemble che compone con gran senso del gusto, protetto e promosso da una di quelle etichette, Inside Out Music, che difficilmente sbaglia un colpo: la voglia di scostarsi dall’ovvietà prevarica l’istinto del music business e gli It Bites non vogliono accontentarsi di soli tre accordi per alleggerire o semplificare un giro di chitarra acustica.

Un lavoro pragmatico e un’autoanalisi centrata dopo diciassette anni. Ribadiamo la sensazione di un disco che ha alla base un solido supporto tecnico e quel pizzico di fantasia che ai grandi non manca mai. Rientro col botto.  

Gaetano Loffredo

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