[Alternative Rock] Sintomi Di Gioia – Segnalibro

[Alternative Rock] Sintomi Di Gioia – Segnalibro (2008)

Faccio i Conti – Pensaci – Osservo Nuvole – Non Puoi – La Nostra Colazione – Segnalibro – Macigno – La Nebbia – E Così – Come le Scarpe

Sito ufficiale della band
Etichetta discografica

Primo album per i Piemontesi Sintomi Di Gioia, complesso attivo fin dal 2000, ma che solo ora ha la possibilità di registrare un lavoro completo per un’etichetta indipendente. Si tratta di un’opera degna d’interesse, sia per la produzione, affidata a Cristiano Lo Mele dei Perturbazione, sia per la musica del quartetto, piuttosto personale e insolita nel panorama dell’odierno rock Italiano.

Difficile sintetizzare in due parole il sound del gruppo: si tratta di una sorta di contaminazione tra l’alternative rock che andava parecchio in voga quindici anni fa e il vecchio progressive tricolore. Per scendere ulteriormente nei particolari: provate ad immaginare il “grunge” di Soundgarden e Pearl Jam alle prese con aperture acustiche e inserti di violino e violoncello simili a quelli di PFM, Orme e Quella Vecchia Locanda, e avrete grossomodo un’idea di quello che suonano i Sintomi Di Gioia. “Faccio i Conti” si apre con il suono di un piano elettrico parecchio vintage, per poi svilupparsi con il passo cupo e pesante di certi Alice In Chains, “Non Puoi” è costruita su di una melodia agrodolce del violoncello del bravo Eugenio Solinas, mentre le conclusive “E Così” e “Come le Scarpe” rappresentano perfettamente le due anime della band: gentile e malinconica la prima, violenta e quasi a là Deftones la seconda.

“Segnalibro”, al di là delle buone idee di songwriting, ha il suo maggior punto di forza nella resa sonora: raramente un’opera prima può vantare un missaggio così bilanciato tra i vari strumenti, tale da far risaltare sia la componente elettrica sia quella acustica. Ancor più rara è la qualità del suono di batteria, potente, preciso e mai fuori fuoco (complimenti a Emanuele Peccorini). Purtroppo, però, gli inconvenienti non mancano, e sono anche piuttosto gravi. Prima di tutto la voce di Luca Grossi è troppo debole e monocorde per dare la giusta enfasi alle canzoni; in secondo luogo, i testi sono spesso eccessivamente ingenui e naif (cfr. “La Nostra Colazione”, ad esempio), non riescono a fissarsi nella memoria e scivolano via, innocui.

Le idee ci sono, la preparazione tecnica pure, ma rimangono ancora troppe lacune da colmare e sbavature da limare prima che i Sintomi Di Gioia possano essere considerati un ensemble maturo e pronto per il grande pubblico.

Stefano Masnaghetti

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