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Weezer – Everything Will Be Alright In The End

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I Weezer, il loro nuovo album “Everything Will Be Alright In The End”, e un singolo “Back To The Shack” dove il leader Rivers Cuomo chiede esplicitamente scusa ai fan per gli ultimi capitoli della band e per le pessime scelte fatte. Basterebbe questo per chiudere la recensione con un 4/5, minimo.

A parte gli scherzi (anche se non stavo esattamente scherzando), con i cambi di formazione durante i live, con la firma di collaboratori che avrebbero dovuto portarli forse a maggior successo – a discapito di sound e attitudine – i Nostri se la sono vista davvero brutta negli ultimi 10 anni. Uno dei capitoli più belli del post grunge americano ha rischiato di finire nell’oblio.
Rimessa la testa sulle spalle, Cuomo e soci tornano a essere quello che sono sempre stati e lo fanno senza farsi il verso e senza aggiungere nulla di eccessivo o di strano a quello che i Weezer devono fare per sfornare album belli davvero, come questo.
I ragazzi di Los Angeles riescono nell’intento di placare qualsiasi tipo di critica possa piovere su di loro senza interviste o virali dichiarazioni al vetriolo, ma facendo parlare solo ed esclusivamente i tredici brani di “Everything Will Be Alright In The End” (e se ci pensate anche il titolo è già una dichiarazione d’intenti). Dopo aver fatto pubblica ammenda con il primo singolo, proseguono con “Eulogy for a Rock Band” dove chiariscono il loro pensiero sulle formazioni che hanno avuto i loro momenti d’oro ormai alcuni lustri fa: “…Adios rock band that we loved the most”.

Il decimo full-length del combo californiano è come la carrozzeria di una Cadillac rosa anni ’50, suona americano, pulito e (non è un difetto) facile. In più pezzi le chitarre sfornano riff che sono degli standard per qualsiasi singolo da heavy rotation sulle radio (radio americane, perchè qui da noi sentiremo pochi pezzi di questo cd), e la voce di Cuomo è melodiosa e mai fuori dal contesto musicale delle tracce. L’album è comunque a dir poco variegato e ci regala, oltre ai “classici singoli” come “Back To The Shack”, anche sorprese che si avvicinano a dei concept prog come “The Futurescope Trilogy”, in gran parte strumentale, “Da Vinci”, che sembra quasi una filastrocca musicata per i bambini, ed infine pezzi più cupi e riflessivi come “I’ve Had It Up To Here”.

Tutti i brani in tracklist confermano la piena consapevolezza e certificano un solo risultato finale: i Weezer sono tornati, e l’hanno fatto alla grande.


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