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The Heavy Countdown #95: Northlane, Carnifex, Volbeat, Bad Omens, Thy Art Is Murder

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Northlane – Alien
L’impronta del vocalist Marcus Bridge (alla terza prova con i Northlane) si fa ancora più pesante in “Alien”, il quinto album degli australiani. E farà strano accozzare queste definizioni tutte insieme, ma l’ultimo lavoro dei Nostri è oscuro, pressante, ma anche ballabile e tremendamente catchy (prendete i singoli “Bloodline” ed “Eclipse”). Il progressive metalcore delle origini è ancora presente (“Freefall”), ma appare anche una componente nu metal del tutto inedita (“Talking Heads”) e tanta, ma tanta elettronica. Insomma, forse “Alien” non sarà nel suo complesso del tutto a fuoco, ma è un disco molto più coraggioso e di rottura rispetto a “Mesmer” (2017). E già che ci siete, date un’occhiata ai testi.

Carnifex – World War X
Il 2019 si sta confermando un anno importante per il deathcore. Tra Whitechapel, Thy Art Is Murder e una valanga di altre band più giovani e ancora più affamate, ecco che tornano pure i Carnifex con il loro settimo full-length in studio. C’è poco da fare, la formazione di San Diego è davvero tra le più maligne in circolazione (se non altro nel loro genere), e anche in “World War X” la componente symphonic black metal (già toccata in “Hell Chose Me” del 2010 e splendidamente sviluppata nel penultimo lavoro “Slow Death”) la fa da padrone. Una piacevole certezza (e pezzi come la title track o “Visions of the End” sono lì a dimostrarcelo), anche se l’effetto sorpresa è ormai svanito.

Volbeat – Rewind, Replay, Rebound
Lo sappiamo da anni ormai, i Volbeat possono suonare sia al Summer Jamboree che al Wacken, senza risultare fuori luogo in nessuno dei due festival. Il settimo (lunghissimo) album del combo di Poulsen e soci è lì a dimostracelo, con il suo consueto mix di omaggi a Johnny Cash (“Last Day Under the Sun”), reminiscenze super heavy (“Cheapside Sloggers”, che vede anche Gary Holt in una breve apparizione) e sempre maggiori tendenze radiofoniche (“7:24”). Tanto divertenti quanto autoreferenziali.

Bad Omens – Finding God Before God Finds Me
Alla seconda fatica in studio, i Bad Omens, giusto per darvi un’idea delle coordinate, si piazzano tra “Sempiternal” e “That’s the Spirit” dei Bring Me the Horizon (i numi tutelari della giovane band, se non si fosse ancora capito), con qualche sbrodolata biebercore qua e là (“If I’m There”) e qualche pezzo un po’ più heavy che diciamolo, qui in mezzo c’entra come i cavoli a merenda (“Dethrone”). Dopo l’omonimo debutto del 2016 quindi, i Nostri si confermano bravi e promettenti imitatori, ma con ancora poca personalità.

Thy Art Is Murder – Human Target
Sembra ieri, ma sono già passati due anni da “Dear Desolation”, il secondo full-length dal rientro in formazione del figliol prodigo CJ McMahon. Questo perché i Thy Art Is Murder sono davvero instancabili, con i loro tour eterni (che spesso e volentieri passano anche dalle nostre parti) e le mille collaborazioni del suddetto McMahon. Ma com’è “Human Target”? Un disco che rimane sulla stessa strada battuta se non da “Holy War” (2015) per lo meno da “Dear Desolation”. Blackened deathcore quindi (prendete per esempio “Voyeurs Into Death”) che ormai, purtroppo, non sconvolge più nessuno.

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