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OBE: il viaggio astrale di Mace

mace

OBE è una sigla che sta per Out of Body Experience, ossia esperienza extracorporea, e ascoltare il nuovo disco di Mace (il cui titolo è appunto OBE) è quasi considerabile come tale.
Il produttore milanese, al secolo Simone Benussi, ha annunciato l’uscita di OBE il 4 gennaio 2021 prevista per il 5 febbraio. L’album contiene diverse collaborazioni con esponenti di spicco della scena hip hop/pop italiana: Gué Pequeno, Gemitaiz, Salmo, Jake La Furia, Noyz Narcos solo per citarne alcuni. Ovviamente i nomi che figurano in OBE sono molti di più, ma elencarli tutti suonerebbe come una lista della spesa.

Il sound è abbastanza omogeneo nel LP: c’è un fondo di lo-fi che spesso deriva in psichedelico vero e proprio (l’estetica psichedelica gioca un ruolo importante nella promozione del disco, nel sound e talvolta nei testi), in trap o dance/lounge, senza mai ricadere nella sonorità “ignorabile” da Buddha Bar. Produzioni di livello estremamente alto accompagnate da professionisti: il risultato è esplosivo.

Il brano che mi è piaciuto di più al primo ascolto è stato sicuramente Ayahuasca. Un beat ipnotico, onirico, contenente anche suoni tribali e naturali, percorso dal cantato sognante di Colapesce e chiello_fsk. È uno di quei pezzi che mi piace ascoltare in solitudine, magari davanti ad un bel paesaggio, fumando una sigaretta e cercando di perdermi nel quadro che ho davanti. Ecco, la sensazione è esattamente quella di “perdersi”.

Stesso discorso ma applicato in un contesto diverso vale per Notte Fonda con Ketama126 e il duo PSICOLOGI. L’onda chillwave della trap non è nuova per questi artisti: prendo in esame Ketama126, che già aveva portato un brano spettacolare e malinconico con Jeans Strappati in collaborazione con Fabri Fibra (cito il mio preferito, ma ce ne sarebbero molti altri). Questo per dire che, su un beat intenso come quello prodotto da Mace per questa canzone, i tre giocano in casa e creano una performance memorabile dai colori sfocati e scuri.

Estrapolare questi due pezzi tuttavia non comporta un grande distacco qualitativo dal resto dell’album. OBE mi ha spiazzato in quanto a produzioni, presentazione, sound in generale, scelta delle collaborazioni per brano… un album fedele al suo titolo, un viaggione, un trip di 17 canzoni da preservare per le migliori occasioni. Una rarità in mezzo al mare di superficialità della scena pop italiana.
Vi consiglio caldamente di ascoltarlo tutto d’un fiato, in un qualsiasi momento speciale, in solitudine o in compagnia, per fermarvi un attimo dall’ansia di questo periodo così stancante. Prendetevi un attimo, fate un respiro, ascoltate il disco e vivete questa OBE.

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