Music Attitude

The Heavy Countdown #52: Palm Reader, Breaking Benjamin, Bleed From Within, Caliban

palm-reader-braille

Palm Reader – Braille
Pensavo che “Braille”, il terzo lavoro dei Palm Reader, fosse il solito disco (post-)hardcore, ma mi sbagliavo di grosso. È proprio l’emozione grezza e genuina che trapela da ogni brano di “Braille” l’ingrediente esotico che fa la differenza e di cui spesso molti dischi del genere difettano. Da una parte, abbiamo atmosfere oltremodo opprimenti e stratificate (“Internal Winter”), dall’altra estremamente melodiche e lineari (“Dorothy”). Un’opera di ampio respiro che potrebbe far fare il salto di qualità a una band già molto ben avviata fin dagli esordi.

The Dali Thundering Concept – Savages
Oltre a essere di larghe vedute, proponendo in unico lavoro progressive, jazz, deathcore e varie altre derivazioni –core, i francesi The Dali Thundering Concept sono anche e soprattutto tecnicamente in grado di sondare in maniera convincente tutto questo bendidio. “Savages” , come detta la moda attuale che recita pressappoco ‘se non fai un concept album non sei nessuno’, sviluppa in tre atti ben distinti l’idea pessimistica dell’umanità vista come una mandria impazzita di selvaggi, in cui, per dire, uno dei pezzi più convenzionali è “Ink”, impreziosito dal pig squeal di Adam Warren degli Oceano. Da ascoltare seguendo con estrema attenzione le lyrics.

Unprocessed – Covenant
Nel panorama sempre più affollato del progressive metal contemporaneo si inizia a stare un po’ stretti, e bisogna avere metri di stoffa in più per farsi notare. I tedeschi Unprocessed, alla terza prova in studio con “Covenant”, riescono in questo arduo intento, grazie a tre chitarristi che fanno gara di palm mute e a un buon vocalist che tiene le redini del discorso. L’interesse cala leggermente nei pezzi più ispirati all’elettronica, soprattutto per quanto riguarda “The Mirror”, che sembra essere presa da un altro disco e piazzata a forza in “Covenant”. Ma a parte questo contro, sono decisamente di più i pro in questo lavoro.

Breaking Benjamin – Ember
Il sesto album dei Breaking Benjamin, a tre anni di distanza da “Dark Before Dawn”, riesce a dare un colpo sia al cerchio che alla botte, accontentando un po’ tutti. Infatti gli amanti dei pezzi più radiofonici e melodici troveranno pane per i proprio denti (“The Dark Of You”), e i fan delle sonorità heavy, dato che a questo giro Ben Burnley e soci non si sono risparmiati, troveranno di che scapocciare (vedi “Feed the Wolf”). E questa duplice natura spesso coesiste all’interno di un singolo brano (“Red Cold River”). Insomma, non aspettatevi chissà quali ventate di aria fresca, ma “Ember” è perfetto per tenersi stretti i fan a digiuno da quasi 36 mesi.

Gozu – Equibrium
“Equilibrium” potrebbe essere un disco molto più compassato rispetto al precedente “Revival”, essendo ispirato dalla recente scomparsa del padre del vocalist e chitarrista Marc Gaffney. Potrebbe. Perché il nuovo album dei Gozu è imprevedibile e ipnotico come da tradizione, proponendo uno stoner rock che spesso sembra non volersi prendere troppo sul serio (basta pensare alla giocosa energia rock ‘n’ roll di “Ricky ‘The Dragon’ Steamboat”). Insomma, per superare un lutto non sempre si deve piangere.

Hypno5e – Alba – Les Ombres Errantes
Un disco minimalista, rispetto al precedente “Shores Of The Abstract Line”. Ma attenzione, il nuovo degli Hypno5e è tutt’altro che semplice ed immediato. Di elettronica non c’è quasi più nulla, così come ogni velleità heavy. Il focus in “Alba – Les Ombres Errantes” è una malinconia acustica, suggerita anche dall’idea che permea l’album nella sua interezza, ovvero una concezione pessimista e nichilista della società attuale, narrata anche grazie a inserti parlati in francese, spagnolo e inglese (presenti a dire il vero anche nella produzione precedente). “Alba – Les Ombres Errantes” è un’opera che richiede testa, tempo e dedizione. Uomo avvisato…

Valis Ablaze – Boundless
Prima prova in studio per i britannici Valis Ablaze, se escludiamo un interessante EP, “Insularity”, pubblicato lo scorso anno. Basando tutto su un approccio molto alla Tesseract, ovvero puntando i riflettori sul groove, le atmosfere eteree e il cantato di un frontman, Phil Owen, completo tanto quanto Tompkins, i Nostri sfornano un buon lavoro djent/progcore, arricchendolo con qualche harsh vocals in più rispetto alla band di Milton Keynes. Unica pecca: ogni tanto, i Valis Ablaze si perdono via, diluendo un po’ troppo la proposta in quasi un’ora di full-length. Da tenere presente per il futuro.

Bleed From Within – Era
Con i Bleed From Within si va sul sicuro. “Era” è un ottimo esempio di metalcore old school, in cui non esistono concessioni al cantato pulito e ai ritmi più rilassati (eccezion fatta, se proprio vogliamo trovarla, per “I Am Oblivion, Pt II”), e incline alle influenze thrash più classiche. A cinque anni di distanza da “Uprising”, la formazione scozzese non si piega a nessuna moda. È vero, la sperimentazione non è di casa, ma a un disco metalcore ben fatto non si può mai dire di no.

Caliban – Elements
Sul fronte melodico del metalcore old school, ritroviamo i prolificissimi Caliban. I veterani tedeschi, con vent’anni di carriera e undici dischi alle spalle, vantano la stessa line-up dal 2005, e da allora anche il sound non è evoluto più di tanto. C’è da dire però, a parte una certa e perdonabile prevedibilità, che il male maggiore è l’eccessiva durata dell’album, che sfiora quasi l’ora di running time. Ma esattamente come scritto per i Bleed From Within, un disco metalcore ben fatto si ascolta sempre con piacere.

Depths – Endless
In un immaginario deathcore già affollato di divinità egizie, assirobabilonesi e via discorrendo, arrivano anche i Depths con “Endless”. La band neozelandese quindi, narra antiche leggende brutali in un modo altrettanto violento e sinistro. Protagonista assoluta del disco è la batteria, perno attorno al quale si muovono tracce intricate in cui di tanto in tanto e a sorpresa, si fanno largo atmosfere eteree. Se vi piacciono gli Oceano e i Martyr Defiled non potrete di certo farne a meno.

Comments

comments

CONDIVIDI
Musicattitude.it
  • utilizza solo immagini fotografiche rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche e uffici stampa
  • usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi
  • accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, quindi, libere da diritti pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.