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The Heavy Countdown #87: Sleep Talk, Lost In Kiev, Nine Shrines, Imminence, Deceptic

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Sleep Talk – Everything In Colour
Cosa vuol dire diventare adulti? Chiedetelo agli Sleep Talk. L’esordio discografico degli australiani presenta una serie di diapositive di vita reale (o molto realistiche), raccontate attraverso testi pungenti, nostalgici e sarcastici (prendete “If I Die” e “Allergic To The World”), nonostante un mood nel complesso e all’apparenza piuttosto positivo, costruito su eco punk rock, (melodic) hardcore e alternative. “Everything In Colour” è un album di contrasti, che stridono con il migliore dei suoni possibile.

Lost In Kiev – Persona
“Persona” è un’opera basata sull’intelligenza artificiale, che oltre e ancor più delle chitarre si avvale dei sintetizzatori e dei sample per dipingere un’atmosfera futuristica e distopica, ma non priva di anima (prendete “Lifelooper” con le sue reminiscenze kraftwerkiane per farvene un’idea). Chiamatelo cinematic post-rock o come vi pare, ma per i francesi Lost In Kiev “Persona” è un punto d’arrivo, un disco da ascoltare a occhi chiusi immaginando un futuro neanche poi così distante, nel bene e nel male.

Nine Shrines – Retribution Therapy
Avevamo già notato e apprezzato i Nine Shrines con il loro EP “Misery”, e ora finalmente possiamo godere del primo full-length della formazione originaria dell’Ohio. “Retribution Therapy” prosegue sulla strada di “Misery”, proponendo un bel mix tra metalcore e alt rock/metal, con tanto di melodie azzeccate, cori da stadio e qualche accenno di elettronica. Roba bella tamarra come piace a noi (e anche a chi segue Disturbed e Five Finger Death Punch), ma è verso metà dell’album che inizia a esaurirsi la carica (più o meno da “Hymn” in avanti). Detto questo, avercene di band divertenti come i Nine Shrines.

Imminence – Turn the Light On
La terza fatica degli Imminence è un ottimo esempio di melodic metalcore, o se preferite biebercore (alla Too Close To Touch, per intenderci), impreziosito da singoli (“Saturated Soul” su tutti) in cui spicca il perfetto bilanciamento tra l’aggressione della parte strumentale e il cantato oltre i limiti del pop. E come se non bastasse, il cantante nonché violinista Eddie Berg presenta anche una buona padronanza degli harsh vocals (ascoltate “Disconnected”).

Deceptic – Continuum Unknown
Partiamo da una grande verità, anzi due. Per gli svedesi Deceptic, giunti oggi al secondo disco dopo il debutto del 2014, le maggiori fonti di ispirazione sono i Tesseract (vedi la opener “All In Vain”) e il loro progressive metal più ricercato, ma anche il djent carico di groove e breakdown degli After the Burial (“Lemniscate”). Per finire, i Nostri flirtano anche ampiamente con elettronica e alternative (“Event Horizon”), in un lavoro che ha tante buone idee, ma forse un po’ troppe.

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