Smoke Hollow – Salvation

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Smoke Hollow, nome bello oscuro per una formazione che con i suoi componenti confluisce a sé gusti e seguaci di band che a loro volta richiamavano affluenti più grandi. Questo immenso estuario di flussi (è male incrociare i flussi, dicevano in un vecchio film sui fantasmi) butta in mezzo mostri sacri come Pantera e Black Sabbath passando per gli Alice in Chains.

Basta dare una scorta alla line-up ancor prima di ascoltare una sola nota dell’album. Il basso di John Exall proviene dai Texas Hippie Coalition, un gruppo che univa al sound heavy dei Pantera un’attitudine più melodica e ancora più southern band di Anselmo e Dimebag, la chitarra di Diego Ibarra accelera sulla tamarraggine e proviene dagli Static-X, band nu-metal improntata alla contaminazione elettronica orfana del suo deux ex machina Wayne Static e quindi senza più futuro. La batteria di Ralf Mauggler proviene dai Crowned By Fire.

La voce di Jason Bragg invece apre l’articolato e indefinitamente ramificato mondo dell’alternative rock, una tonalità calda e raschiata che ammicca a tutti i beniamini del grunge con i suoi eroi e i suoi caduti. Già cantante del gruppo Kill Devil Hill dell’ex bassista guarda caso dei Pantera Rex Brown, Bragg omaggia spesso e volentieri il sound di Layne Staley e dei suoi Alice In Chains. Il pezzo “Edge Of Tomorrow” ne è un lapalissiano esempio, mentre pezzi come l’apertura “Hate By Design” strizzano l’occhio ad un metal più classico e meno contaminato.

Convincono sempre più con il riff mattone e la melodia vocale di “Demons” mentre la successiva title track è sotto l’etichetta della ballata alternative più classica, appagante nella sua melancolica dolcezza acustica. Ovviamente non mancheranno gli archi, per cui prendete fiato e mantenetelo per quasi quattro minuti buoni.

“Salvation” ricorda da vicino i Kill Devil Hill grazie all’attitudine vocale di Bragg e torna a gettare benzina nei pistoni dell’album che ancora non ha avuto una vera battuta di stanca. Nemmeno con “Shadows” e la divertente “Fight Never Ends”, anche se l’offerta ha dimostrato di non essere molto variegata.

Prendere o lasciare con “Crossing The Line”, il disco dei Smoke Hollow finisce con l’energia con cui è iniziato. Il suo pregio è anche il suo difetto, l’essere incentrato su pochi ingredienti ma di quei pochi farne a scorpacciate. Derivano da band che a loro volta derivano da altre, e se volete dell’aria fresca non vi basterà aprire le finestre, vi toccherà andare altrove. Per tutti gli altri c’è da divertirsi.

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