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The Claypool Lennon Delirium – Monolith of Phobos

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The Claypool Lennon Delirium, ovvero se la fantasiosa teoria PID fosse realtà, se davvero la notte del 9 novembre 1966 Paul McCartney fosse morto e se i Beatles invece di sostituirlo con un sosia si fossero trovati a decidere di ingaggiare il colonnello Les.

“Monolith of Phobos”, il titolo dell’album di questo nuovo progetto musicale, racchiude tutto ciò che di bello abbiamo e continuiamo a sentire di quel periodo magico per la musica, gli arrangiamenti, i testi, ovviamente la voce di Sean così simile a quella del padre, tutto è al posto giusto.

Ok, il tocco di Les si sente eccome: basso incalzante e cori multivoce, ed è sempre quel suo “marchio di fabbrica” ben presente in tutte le sue innumerevoli avventure musicali: basti ascoltare i primi secondi di “Cricket and the Genie”, ma poi eccoli arrivare i Beatles, eccoli i primi Pink Floyd, insomma “si vola” lisergicamente parlando.

Un album che non annovera passi falsi, bellissimo e di contro un album che passerà totalmente inosservato perché sconta un peccato originale. È un album scritto ed interpretato da una parte dal figlio di John Lennon, che ha la voce del padre e interpreta canzoni in stile Beatles e dall’altra dal leader indiscusso dei Primus; il primo porta sulle spalle l’eredità artistica più pesante della storia della musica e l’aver scelto la stessa carriera intrapresa dal padre è stata una scelta tanto scontata quanto davvero coraggiosa perché non potrà mai permettersi di leggere un giudizio che trascenda dai paragoni, mentre il secondo non riuscirà mai a togliersi di dosso l’urlo dei vecchi fan, quelli di “My Name Is Mud”, o dell’abusato e stantio “Primus (Suck!)”.

Il pubblico dei Primus vuole il Claypool che ti fa pogare, il pubblico (?) di Sean, beh di pubblico vero e proprio in questo caso non si può parlare.

“Monolith of Phobos” fosse stato dato alle stampe dai Tame Impala o da un altro gruppo alternative avrebbe fatto gridare al capolavoro, ma così non sarà.

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