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The Jesus And Mary Chain – Damage And Joy

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È un fatto che 19 anni dopo “Munki”, per risentire il sound dei The Jesus And Mary Chain ci sono voluti i Jesus And Mary Chain. “Damage And Joy” è il loro ritorno discografico e il duo scozzese riporta subito tutti indietro nel tempo con la distorsione della chitarra e quel cantato etereo e ammiccante, dai meravigliosi echi Velvet Undrground e velata irriverenza T-Rex.

“Amputation” e “War On Peace” sono i primi due pezzi dell’album e richiamano direttamente e senza fronzoli il sound che hanno lasciato in sospeso nella decade degli anni ’90, la prima una trotterellata noise vivace e sovversiva, dove si canta “sono un’amputazione del rock!”, mentre la seconda è una classica ballata Mary Chain con sorpresina finale. Il pop punk leggero di “All Thing Must Pass” accentua la sensazione di avere nelle orecchie non un capolavoro come altri momenti musicali del passato dei Chain (“Darkness” su tutti) ma una prova convinta e sentita, naturale, senza troppo affanno in nessuna direzione, tanto in quella di auto citarsi quanto nella opposta di rinnovare forzatamente un trend passato.

“Always Sad” è una ballata dal sapore retrò, dove la melodia rispecchia il mood triste ma luminoso di un tributo al mood Cure ma con umori Beach Boys, così sulla stessa linea “Song For A Secret”.
“The Two Of Us” riporta alle nostre orecchie quel punk ordinato e pettinato di sapore Weezer o ancor meglio Dandy Warhols, con quel tipico sorriso che ai lati si piega leggermente in una cinica smorfia di rifiuto alla felicità conformistica. “Los Feliz (Blues And Green)” ci stupisce con un’atmosfera costruita con archi piano e chitarra acustica, in una ballata crepuscolare dall’impatto avvolgente.

“Mood Rider” ricorda immediatamente i Pixies, soprattutto gli ultimi post reunion di “Indy Cindy”. Tra feedback e melodia passiamo attraverso la T-Rexiana “Get On Home” , ballate acustiche come “Black And Blues”  e la finale dichiarazione di intenti “Can’t Stop The Rock”.

I fratelli Reid tornano togliendosi la polvere di dosso dopo vent’anni, guardandosi intorno e rendendosi conto di essere ancora i depositari unici del sound Jesus And Mary Chain, tornando a rivestire gli stessi panni ma coscienti degli anni passati e la maturazione conseguente. Per tutti, come per i fan, “Damage And Joy” è un lungo capitolo (14 pezzi) di pop melodico ma sporcato da feedback e attitudine punk, senza momenti di stanca e godibile in ogni sua nota. Bentornati, Jesus And Mary Chain.

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