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The Heavy Countdown #44: Threat Signal, War Of Ages, Story Of The Year, For All Eternity

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Threat Signal – Disconnect
Il metalcore dei Threat Signal è un bell’esempio old school. Pochi breakdown e piazzati al posto giusto, zero auto-tune (rarità nel metalcore moderno), tanto che in molti preferiscono direttamente ascriverli più genericamente alla New Wave of American Heavy Metal. “Disconnect” segna il ritorno sulle scene dei Nostri dopo sei anni di silenzio, occasione ghiotta che i Threat Signal sfruttano al meglio scrollandosi di dosso un bel po’ di ruggine. Il disco è nettamente diviso in due parti, la prima in cui la velocità e la pacca la fanno da padrone, la seconda in cui la melodia e la malinconia sono in piena evidenza (vedi “Betrayal”). Ci sta, e alla grande.

Dialects – Because Your Path Is Unlike Any Other
“Because Your Path Is Unlike Any Other” è un’esperienza da godere per intero, senza interruzioni, in quanto ogni pezzo che compone questa opera prima dei Dialects è funzionale alla narrazione, un racconto che cresce di intensità fino a diventare vera e propria introspezione. La band strumentale scozzese riesce a esprimere concetti estremamente profondi a suon di progressive/math rock, venato di space rock e post metal, in un modo semplice e immediato, ma mai scontato.

Schiermann – Schiermann
L’omonimo disco del virtuoso della chitarra Chris Schiermann è un omaggio al progressive metal del passato e del presente. L’artista, prendendo ispirazione dalle formazioni storiche del genere (leggi alla voce Dream Theater), reinterpreta sound e stilemi secondo una sensibilità contemporanea (e qui dico Tesseract e Animals As Leaders). A proposito di Tesseract, tra gli ospiti dell’album compaiono il bassista Amos Williams, e nell’unico brano cantato dell’opera (“A New Day”), l’ex vocalist della band britannica, Ashe O’Hara.

War Of Ages – Alpha
“Alpha”, il nuovo lavoro dei veterani War Of Ages, è come da previsioni un disco metalcore molto di maniera e classico. E per questo efficace e diretto, senza troppi fronzoli elettronici che, quando ci sono, non sono mai messi in primo piano e piuttosto discreti. Difficile, una volta arrivati all’ottavo album, riuscire a dire qualcosa di nuovo, ma se consideriamo la discografia dei Nostri, “Alpha” vi si inserisce senza stonare con tutto il resto, risultando un’opera molto buona nel suo genere, e senza dubbio, genuina.

Nortt – Endeligt
Lugubre e maligno, drammatico e ipnotico, glaciale come la notte del solstizio d’inverno. Il nuovo full-length dei Nortt è perfetto se le luci colorate delle Feste natalizie vi fanno venire l’ansia. “Endeligt”, con il suo mix di ambient black metal, funeral doom, e tratti cinematici, vuole apparire a tutti i costi un’opera minimalista, pur essendo studiata anche nelle pause enfatiche tra un pezzo e l’altro. Da brividi.

Withered Bones – In Search of Self-Evidence
Nonostante non si possa propriamente definire hopecore, i Withered Bones in questo “In Search of Self-Evidence” mi ricordano in modo impressionante i primissimi Being As An Ocean. Ma se proprio vogliamo essere precisi, diciamo che il nuovo lavoro dei Withered Bones è il racconto di una serie di drammi e quesiti esistenziali filtrati da una sensibilità propria del melodic hardcore. Se tutto quanto descritto sopra è nelle vostre corde, non potrete far altro che apprezzare questo disco. Altrimenti, guardatevene bene.

Story Of The Year – Wolves
Quinto full-length per gli ex Big Blue Monkey, a sette anni di distanza da “The Constant”. Gli Story Of The Year ci propongono una miscela esplosiva di emo, post-hardcore, pop-punk, hard e alternative rock, con qualche spruzzata di synth che fa così tanto anni ’80 (“Youth” e “I Swear I’m Okay” sono due fulgidi esempi del fatto che questa mania del revival Eighties ce la porteremo dietro ancora un bel po’). Insomma, “Wolves” è il tipico album della tipica band allegrotta e poppeggiante il giusto da Warped Tour.

For All Eternity – The Will To Rebuild
Ma quanto sono diventati emo-tivi i For All Eternity? Con il loro esordio, “Metanoia”, avevano raggiunto l’obiettivo di farsi un nome nel metalcore. Ora che il risultato se lo sono portati a casa, in “The Will To Rebuild” si legano a doppio filo alla melodia (e alla malinconia), magari scontentando i fan della prima ora, ma raggiungendo sicuramente una platea più vasta abbandonandosi a un sound tanto modaiolo quanto trito e ritrito. Che poi non sia un brutto disco è un altro discorso, ma sinceramente ci aspettavamo qualcosa di più.

The Animal In Me – Helping Won’t Help
Attivi dal 2011, gli Animal In Me hanno alle spalle già tre dischi (incluso “Helping Won’t Help”). La band di Sacramento, capitanata dalla variopinta frontwoman Laura Vierra ai clean vocals, offre un post-hardcore molto nella media e tendente in qualche modo al pop punk, se non altro per i testi da crisi adolescenziale. Gli Animal In Me sono noti per le loro cover di pezzi pop (da Lady Gaga a Miley Cyrus), cosa che si riflette parecchio nella loro proposta. Simpatici ma poco credibili, soprattutto quando si mettono a cantare in growl pensando di fare i cattivoni.

Danny Trejo – Another Trejo’s Night
Secondo disco (dopo “Human Extinction” del 2014) per i veneziani Danny Trejo, che ci danno una bella lezione di technical hardcore metalizzato della durata di 19 minuti. Le dodici tracce che compongono la nuova fatica della band italiana sono ideali non solo per gli amanti dell’hardcore tout-court, ma anche del thrash metal e dello skate punk, nonché degli assoli al fulmicotone (infatti i Danny Trejo vantano ben tre chitarristi in formazione).

L’alba di nuovo – L’alba di nuovo
Omonimo EP di una band nostrana che ha sempre avuto il coraggio di esprimere la propria musica e i propri pensieri in italiano (pur dovendo molto alla scuola californiana), e che (anche) per questo sono riusciti a farsi un nome nella scena melodic hardcore del Bel paese. Dopo cinque anni di silenzio, erano in molti a chiedersi che fine avessero fatto, ma i sette brani di “L’alba di nuovo” sono la dimostrazione che i Nostri ci sono e godono di ottima salute.

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