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Ugly is Beautiful: l’orribile bellezza di Oliver Tree

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Oliver Tree Nickell – conosciuto solo come Oliver Tree, o Tree in precedenza – è sicuramente una delle figure più interessanti nel panorama alt-pop degli ultimi due anni. Uno strano individuo “metà uomo e metà meme” grottesco ed esagerato, dal taglio di capelli a ciotola e dai vestiti improponibili, arriva all’interno di una scena pop moderna che si prende troppo sul serio a bordo di un monopattino gigante. Un viaggio destinato ad avere vita breve, visto che il suo album di debutto “Ugly is Beautiful” uscito il 17 luglio è stato definito da lui stesso come primo e ultimo.

Il disco contiene 14 tracce, di cui metà già precedentemente pubblicate come singoli sfusi, che all’ascolto rivelano dettagli interessanti che passano inosservati dietro l’ingombrante facciata di Turbo, il personaggio fittizio interpretato da Tree nel disco. “Ugly is Beautiful” è percorso da un minimalismo di fondo che caratterizza il cantante, il cui scopo sembra essere quello di “istruire” gli ascoltatori a vivere una vita all’insegna dell’autorealizzazione.

Delle tracce quelle che ho apprezzato maggiormente sono sicuramente il singolo Cash Machine – che mi ha introdotto insieme ad Hurt allo stravagante mondo di Turbo – e Jerk: la prima è aperta da un riff di chitarra reminiscente degli anni 90 di Beck e della sua celebre Loser, accompagnato poi da una strumentale elettronica e moderna; il tutto sorretto da un beat vagamente old school. Il brano è ampiamente anti-materialistico e presenta una denuncia verso una determinata fetta di società che definisce il proprio benessere in base al valore dei propri averi e ai soldi in generale. In un’intervista a riguardo Tree ha raccontato un aneddoto circa l’aver passato tre anni viaggiando per il mondo con tutti i suoi averi all’interno di una borsa di Gucci falsa, aggiungendo in merito che la felicità non è secondo lui dettata dal denaro o dall’ossessiva ricerca di beni che si rivelano non necessari.
Jerk è invece un brano dedicato agli “stronzi”, persone che incontriamo e non vogliamo mai più rivedere per nessun motivo a causa del loro pessimo comportamento nei confronti del prossimo. Tree afferma tuttavia che come noi incontriamo dei jerks è probabile che qualcun altro abbia pensato lo stesso di noi; in parole povere una sorta di invito implicito a non fare gli stronzi se non si vuole che gli altri lo facciano con te.

In conclusione “Ugly is Beautiful” parla esattamente di ciò che descrive il titolo. Una figura socialmente inaccettabile come Turbo, che è volutamente ciò che si può definire “brutto”, analizza la sua vita con filosofia non cercando di correggere le sue imperfezioni, anzi di evidenziarle, renderle spettacolari: non per gli altri, ma per se stessi, per la pura autocelebrazione e accettazione della propria identità. Un messaggio decisamente forte raccontato nel modo meno banale possibile dal ventisettenne statunitense. Consiglio caldamente l’ascolto dell’album e in generale l’approfondimento di Oliver Tree, una cometa brillante ma la cui luce è destinata ad estinguersi troppo presto dato il suo imminente ritiro dalle scene precedentemente dichiarato.
Detto questo buon ascolto e ricordate: don’t be jerks.

ENJOY: http://olivertree.lnk.to/UglyIsBeautiful

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