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Ultimo – Peter Pan

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Proprio nel giorno della vittoria, nella categoria Nuove Proposte, al 68° Festival di Sanremo, Ultimo si è preoccupato di far uscire il suo nuovo album “Peter Pan”. “Il ballo delle incertezze” è senza dubbio il fiore all’occhiello di questo suo secondo lavoro, capace di creare un punto d’incontro nel quale gli amanti del bel canto e quelli del rap possono finalmente guardarsi negli occhi senza troppa diffidenza. Non è stato di certo il primo a portare la melodia nel rap, fenomeno che, da anni, si sta imponendo sempre di più, ma va detto che non tutti lo fanno con gli stessi risultati, soprattutto dal vivo; le doti vocali di Ultimo vanno, infatti, ben oltre quelle del rapper medio, spesso schiavo dell’autotune o che, dal vivo, affida il ritornello alla base. Ultimo è un cantautore a tutti gli effetti, nato a San Basilio, un quartiere difficile di Roma, ma che ha dato i natali a Fabrizio Moro e Mannarino. Niccolò Moriconi (Ultimo, ndr.), porta tanto della sua zona con sé, si fa portavoce della voglia di rivalsa che spesso caratterizza chi la abita.

“Peter Pan” si apre con “Buon viaggio”, un augurio per l’ascoltatore, ma anche un pezzo dal sapore dolceamaro: un addio travagliato, ma senza odio, con la speranza che un giorno ci si possa ritrovare. Il mood dell’album oscilla tra il romantico e il deprimente, per questo è consigliabile una boccata d’aria ogni tanto; oppure optare immediatamente per “Canzone stupida” e “Domenica”, musicalmente le più allegre dell’album. Per gli amanti delle voci bianche c’è “Poesia senza veli”, un inno al coraggio nascosto in una dichiarazione d’amore. Il manifesto della sua musica è composto dalla title track “Peter Pan – Vuoi volare con me?”, “Vorrei soltanto amarti”, l’ormai celebre “Il ballo delle incertezze”, dove possiamo ritrovare il caratteristico piano-voce, che, col passare dei secondi, si libera in un grido; è da brani come questi che salta all’occhio l’impostazione classica di Ultimo, cominciata all’età di 8 anni con lo studio del pianoforte al Conservatorio di Santa Cecilia, nella sua Roma.

“Dove il mare finisce” è il pezzo più potente dell’album, scandito da un’insolita batteria che sottrae il ruolo di protagonista al già citato pianoforte. “Ti dedico il silenzio” è probabilmente il vero gioiello di Peter Pan, una ballad straziante che si canta al secondo ascolto. Se state passando, avete passato, passerete del tempo con la persona sbagliata “Le stesse cose che facevo con te” è la canzone che fa per voi, un po’ meno per il vostro partner, ma che importa. Il disco si chiude con “Forse dormirai”, preceduto da qualche pezzo solo piano, anche qui, come per “Buon viaggio”, Ultimo deve essersi preoccupato dell’ascoltatore, reduce da un album di ben 16 tracce.

Noi vogliamo tranquillizzarlo. Il disco è fresco, gli amanti delle citazioni avranno pane per i loro Instagram; Peter Pan è un album da cantare in macchina, perché si lascia cantare, anche se nei testi non si parla di tequila e di abbordaggi in discoteca. Promosso.

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