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The Heavy Countdown #45: Weedpecker, Watain, Sinistro, Black Veil Brides

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Weedpecker – III
I Weedpecker potrebbero essere benissimo un’emanazione nel 2018 di uno dei trend più in voga lo scorso anno, ovvero l’esplosione del prog-stoner-psych capitanato da band come gli Elder, tanto per fare un nome ormai arcinoto. Come facilmente intuibile dal titolo, si tratta del terzo lavoro per la formazione polacca, che in circa 45 minuti di running time per un totale di cinque pezzi, ci immerge in una stratificazione infinita di atmosfere sognanti, composte dall’intrecciarsi di riff e distorsioni molto simili ai già sopracitati Elder, che tra l’altro, guarda caso, sono compagni di etichetta dei Weedpecker stessi.

Watain – Trident Wolf Eclipse
Nessuna novità in casa Watain, ma va bene così. Mentre infuria la polemica sui live della band, e sulla natura del saluto rivolto al pubblico durante un recente concerto nella natia Svezia (subito smorzata dagli stessi componenti del gruppo), la formazione ha dato alle stampe il sesto disco, “Trident Wolf Eclipse”, un lavoro che non si discosta di una virgola dalle uscite precedenti dei Watain e che come sempre si può ascrivere senza remore al black metal “moderno”, con elementi thrash e death, ma con gli occhi sempre puntati sulle opere dei padri fondatori Venom e Bathory. Per fan di vecchia e nuova data.

Shining – X: Vargutan Flock
Facile liquidare “X: Vargutan Flock” come un album black metal. Ok, abbiamo tutti gli elementi per farlo, dalla depressione, ai suicidi, al sound. Ma è proprio il sound che a tratti fa vacillare questa definizione. Infatti l’amore per la sperimentazione della band svedese li fa saltare con un’agilità incredibile dal suddetto black al folk, dalle eco blues allo shoegaze. Insomma, se siete nuovi agli Shining il loro decimo full-length non vi lascerà indifferenti, nel bene e nel male, se già li conoscete invece, questo disco potrebbe lasciarvi un senso di déjà-vu e autocitazionismo abbastanza pressante.

Sinistro – Sangue Cassia
Di gruppi doom ne abbiamo a bizzeffe, di band atmospheric doom forse un po’ meno, e di formazioni atmospheric doom portoghesi con vocals femminili forse esistono solo i Sinistro. Arrivati al secondo disco con “Sangue Cassia”, i Nostri riescono a padroneggiare la loro arte tanto da produrre un lavoro disturbante e (appunto) sinistro, ma allo stesso tempo intenso e sensuale, con il cantato di Patricia Andrade molto simile al fado. A tratti si accarezza anche l’alt-rock (vedi “Petalas”), ma il mood generale dell’opera rimane sempre molto fedele alle atmosfere cupe e sensuali di pezzi come “Abismo”. Per palati molto, ma molto fini.

Black Veil Brides – Vale
Accantonati i progetti solisti e cinematografici, Biersack torna con i suoi Black Veil Brides per dare alle stampe questo “Vale”. I Nostri, come ben sappiamo, si dipingono ormai da tempo come glam rocker, ma sembrano più che altro strani ibridi tra i più sdolcinati Mötley Crüe, Avenged Sevenfold e 30 Seconds To Mars. Il quinto full-length dei BVV si destreggia tra corettoni antemici (gli whooooa si sprecano per tutta la durata del disco), richiami ai sopracitati Crüe (“Wake Up”) e ballad strappamutande (“The King of Pain”, che non è una cover dei Police). Consigliati dai 16 anni in giù.

Deaf Autumn – The Shape
I Deaf Autumn si sono formati nel 2013, e oggi, dopo qualche cambio in line-up, danno alle stampe il loro lavoro numero due in carriera, “The Shape”. Nella nuova opera della formazione italiana si suona molto post-hardcore e metalcore, con leggere tracce di hopecore e di emo-pop punk. In un disco in cui la melodia e le emozioni la fanno da padrone, segnaliamo la malinconica e dolcissima “Love Pretender”, con il cantato maschile e femminile che si intrecciano in un’armonia molto ben riuscita.

Brojob – Talk Shit Get Kissed
Un merito ai Brojob dobbiamo sicuramente riconoscerlo: nel loro genere, sono l’esempio più fulgido di come funziona la promozione (di un album, ma anche di se stessi) al giorno d’oggi, ovvero che vale di più la reputazione online che la realtà. Infatti fino all’uscita di “Talk Shit Get Kissed” di base nessuno aveva mai visto in faccia i Brojob, ma individui come CJ McMahon dei Thy Art Is Murder (e molti altri che compaiono in diversi featuring nel disco) si sono innamorati perdutamente dei personaggi e dei loro pezzi deathcore infarciti da testi da caserma che più che suonare ironici risultano ridicoli. Next.

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