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Afterglow: quando il djent sbarca in Messico

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Abbiamo scoperto la proposta degli Afterglow nella costante ricerca di nuove band da inserire nella nostra Heavy Countdown su Spotify. Rapiti immediatamente dalla proposta dei due ragazzi messicani (un incrocio personalissimo tra il djent dei Periphery ma anche l’alternative dei Linkin Park, per cercare di riassumere in due parole tutto questo), ci siamo messi in contatto con loro per farli uscire e presentarli anche al pubblico italiano. Abbiamo parlato con Albano Arce, vocalist del gruppo, in attesa di allargare il discorso quando arriveranno tempi migliori per tutto il mondo.

Presentate gli Afterglow ai fan italiani?
Siamo una Metalcore/Djent band che arriva da Città del Messico. Il nostro tipico sound è definito da riff pieni di groove con chorus coinvolgenti e un’atmosfera complessiva sognante. Il nostro messaggio vuole raccontare quelle sensazioni di sofferenza e di irrilevanza a causa della difficoltà nel trovare il proprio posto in questo mondo che la maggior parte delle persone della nostra generazione prova. Gli Afterglow sono nati per cercare di rincuorare queste persone, di farle sentire connesse e far capire loro che non sono sole in tutto questo.

Quali sono le vostre maggiori influenze a livello musicale?
Alcune band che hanno definito il nostro sound sono decisamente le nostre preferite. Tra queste sicuramente Architects, Periphery, Thrice, Leprous, Northlane, Enter Shikari e molti altri.

Alcuni brani come Black Home ed Ephemeral sono eccezionali. State scrivendo un nuovo album?
Stiamo lavorando su più di un album, tuttavia continueremo a rilasciare questi pezzi come singoli per poi raccoglierli in un album alla fine. In questo modo siamo certi che non registreremo filler o canzoni che non sono in grado di vivere come singoli.

La vostra evoluzione dal primo EP è notevole. Avete pianificato questo tipo di cambiamento sin dall’inizio?
Proviamo sempre nuove idee e direzioni differenti nella nostra musica perché registriamo singoli, se sentiamo il bisogno di esplorare nuove strade possiamo farlo senza problemi. Essere un duo in tutto questo rende molto facile prendere decisioni e accordarsi sulla direzione da intraprendere.

Qual è la situazione della scena heavy nel vostro paese?
La scena metal locale fatica costantemente in Messico, non esiste sostanzialmente una nicchia di mercato in cui inserirsi. Tuttavia negli ultimi anni qualche timido segnale di cambiamento c’è, ci sono gruppi che stanno provando a fare qualcosa di interessante.

Com’è stato per band e musicisti delle vostre parti trovarsi di fronte alla pandemia?
Inizialmente non si vedevano spiragli. Sembrava una sfida impossibile continuare a suonare e produrre musica in questa condizione. Lentamente però le band e i promoter hanno iniziato a unirsi e a cercare nuove idee per scavalcare le inevitabili limitazioni che questa situazione ha portato. Per esempio si è cercato di creare festival online in modo da tenere le band attive, iniziative come MXChaos e Hate Fest. Proprio in quest’ultimo saremo in grado di esibirci per la prima volta. E’ strano pensare che questa sarà la prima volta in cui suoneremo di fronte a un pubblico, seppur virtuale. Bisogna comunque essere positivi e pensare che ci saranno molti cambiamenti e che la vera sfida sarà riuscire ad adattarsi a questi e continuare a vivere.

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