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Dr. Wesh, Pazienti è un concept innovativo che viaggia tra i generi

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Pazienti, debut album del produttore romano Dr. Wesh, è disponibile dal 25 settembre in tutte le piattaforme digitali. Si tratta di un concept album la cui “trama” gira attorno ai temi della salute mentale, legati all’esperienze personali passate dell’autore.

Ciò che rende Pazienti un’esperienza musicale a 360 gradi oltre al concept innovativo è la molteplicità di generi curati nel disco: Wesh spazia dalla trap d’oltreoceano al pop/rap fino all’indie, utilizzando muri di synth e sezioni esclusivamente strumentali per arricchire i suoi brani.

L’album è diviso in quattro stagioni intervallate da brevi skit recitati direttamente dal producer che utilizza l’escamotage dell’annotazione medica per raccontare la graduale discesa nella cosiddetta “downward spiral” reznoriana, per concludere il disco con un colpo di scena e un gran finale cantato direttamente dal Dr.Wesh.
Per quanto riguarda le collaborazioni Wesh ha optato per nomi provenienti dalla sua città, Roma, tra i quali figurano Shangai Blood (famosi per la hit Via Libetta), Ozymandias, Akes, Anima, 94Hermanos, Heavy, Andre Faida, Garfo, Solei.

Pazienti è un progetto senza dubbio ambizioso e dal carattere innovativo che regala all’ascoltatore un viaggio profondo e personale all’interno del quale si può vivere un’esperienza musicale completa e adatta a qualsiasi orecchio.

È uscito il tuo album di debutto “Pazienti”. Un’idea decisamente singolare. Come è nata? Quanto ci hai lavorato?

E’ nata durante il lockdown, il periodo in cui abbiamo dovuto affrontare noi stessi e fare i conti con l’oscurità che è dentro di noi. Stavo lavorando ad un album da produttore dall’estate scorsa, avevo qualche pezzo, ma non ero sicuro… stavo per fare il classico disco da producer come tutti, e io odio essere come tutti, perché la società non mi piace, e penso che dall’album si capisca. Durante il lockdown ho capito che l’oscurità che avevo dentro era la mia forza, e allora ho creato questo progetto strano e folle.

Pazienti è diverso dai recenti dischi fatti da beatmaker e per questo l’ho apprezzato molto. Hai reso il disco più tuo e pur avendo molte collaborazioni hai mantenuto un percorso coerente. Hai in mente di fare altri progetti simili in futuro?

Vi svelo un mio superpotere. Io prevedo il futuro. So che tanti produttori entro 12 mesi faranno uscire in questo periodo i loro album da producer, con dentro tanti nomi nazionali. Bene, non vedo l’ora di sentirli per fare esattamente l’opposto degli altri. Ho osato con questo album, ma non ho osato abbastanza. E’ un antipasto, il prossimo progetto sarà qualcosa di folle, incredibile, sia dal punto di vista realizzativo (ho già in mente di fare delle cose che faranno dire “ma come ha fatto”), che dal punto di vista delle libertà che mi prenderò.

A proposito delle collaborazioni, ho apprezzato molto la “localizzazione” romana per le tue scelte. C’è qualche altro artista della capitale con cui vorresti collaborare?

Della mia città mi piacerebbe fare un pezzo con Noyz Narcos e Metal Carter. Sono cresciuto con Verano Zombie, Vendetta Privata e Guilty. Vorrei tanto fare un pezzo così crudo e potente da venire usato in un film in cui il protagonista è qualche anti-eroe, nella scena in cui la polizia cerca di fermarlo e lui fa esplodere tutto.

Nel disco la produzione è veramente varia, ci sono alcuni elementi che mi hanno ricordato il beatmaking più americano, altri che sembrano collegarsi all’indie… l’idea che è passata è che tu voglia produrre molti generi diversi.

Non volevo far annoiare l’ascoltatore. Secondo me è un punto di forza, perché è un disco molto vario, ma che mantiene un focus e un concetto. Se hai cinque minuti, ti senti il brano che ti piace di più, mentre se hai 30 minuti e vuoi farti il viaggio ti senti tutto il disco.

Pazienti racconta una storia molto specifica. Quanto di questa storia è autobiografico?

La storia è autobiografica, ed è anche vera. Ma non voglio parlare del mio passato. Io non ho un passato. Il mio album parla a chi ha avuto un passato oscuro, a prescindere dallo specifico. Io parlo a chi è stato deluso dall’amore, a chi è stato bullizzato, umiliato, a chi ha subito violenza, chi è depresso, chi non prova niente, chi non è stato approvato dalla famiglia, chi non ha supporto. Parlo ai perdenti, agli sconfitti, ma che hanno il terrore di rassegnarsi. I vincenti che hanno la vita perfetta non mi devono ascoltare. Se non hai una sfida personale contro qualcosa, lascia perdere il disco e vai ad ascoltare la reggaeton in spiaggia. Io voglio parlare a chi ha attraversato l’oscurità, e fornire un messaggio positivo, dicendo che in fondo potete fare come volete, la vita è una. Questa è la cura!

Direi che come debutto Pazienti è un progetto decisamente ambizioso. Hai già qualcos’altro in porto?

Ho in mente già i presupposti per un secondo lavoro. La storia si svilupperà in maniera diversa. Sarà una cosa così bella, folle, e incredibile, che quando ascolterai il seguito dirai “come cavolo ha fatto a farla”. Ci vorrà tanto lavoro, ma sarà divertente.

Vuoi dire qualcosa ai tuoi ascoltatori?

Fate sempre come vi sentite, siate sempre coerenti con chi siete. Distinguetevi, fate figuracce, esagerate. Fanculo essere normale. Vivete con il vostro stile di vita, trasformate i difetti in caratteristiche. Non vi arrendete mai. E se avete ascoltato Pazienti, scrivetemi su Instagram come vi è sembrato.

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