Music Attitude

Fabio Zaffagnini, intervista al mastermind di Rockin’1000

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Lui è Fabio Zaffagnini, geologo, imprenditore, sognatore. Un ragazzo che non si è mai fermato nella vita, Scavi nell’Oman, navi oceanografiche e fondatore del progetto “Trail Me Up” (andate a scoprire cos’è).

Poi qualcosa scatta nella sua mente di profondo amante della musica rock e fonda i Rockin’1000. Una storia nota che nasce a Cesena nel 2015 e che ormai ha varcato di gran lunga i confini nazionali.

La più grande rock band del mondo. Ma non basta. Ora la storia diventa film e Fabio presenta “We Are The Thousand” alla Festa del Cinema di Roma e non contento, partecipa con la sua band, in maniera virtuale visto il periodo, all’inaugurazione che celebra, a Dubai, l’apertura della 25esima stagione del Global Village portando in streaming un concerto con 2500 musicisti provenienti da tutto il mondo e contribuendo a far vincere il Guinness World Record legato all’evento. La sua storia è fatta di tanti sogni che diventano realtà, ha avvicinato persone di tutte le etnie, sesso, religione ed età. Ha portato a vedere un concerto rock a chi non c’era mai stato, alle famiglie. È stato un gran piacere poter chiacchierare con lui per telefono per scoprire qualcosina in più del direttore dei Rockin’1000 e provare a scoprire cosa ci riserva in futuro.

È tanto tempo che voglio chiedertelo, ma come ci sei finito dal tuo mare al tuo rock passando dall’essere quasi in solitaria ad un assembramento incredibile? Sono due mondi lontanissimi oppure c’è qualcosa che in realtà accomuna queste due vite di Fabio?

Ho sempre avuto un’enorme passione per la musica, il rock l’ho sempre ascoltato, soprattutto in nave. In quel periodo non c’era internet, non c’era la televisione, non c’era il telefono. Quello che facevo era ascoltare tanta musica, in ogni momento. In seguito la musica è diventata un lavoro e questo è legato all’aver intrapreso, senza grosse aspettative e con il desiderio di fare una cosa folle, qualche cosa che poi è diventato talmente pervasivo da farmi abbandonare la mia vita precedente e iniziare un percorso nuovo. È tutto profondamente legato alla passione.

Ti manca il mare? Ci torni spesso?

Allora…io soffro di mal di mare (ride) e in acqua ho sempre sofferto abbastanza. Ho vissuto dei momenti critici. Una cosa che mi manca molto del mare è il tempo e lo spazio che avevo a disposizione. Il mondo delle navi è un mondo ristretto e rassicurante, incontri poche persone e sono sempre quelle, l’attività è abbastanza routinaria e ci sono dei momenti in cui hai davvero tanto tempo per stare con te stesso. Anche se il lavoro è faticoso, è una cosa che effettivamente un po’ mi manca.

Torniamo nel presente e parliamo di “We Are The Thousand”. È stato purtroppo penalizzato dal Covid anche se c’è chi ha avuto la fortuna di averlo visto, io purtroppo non ho fatto in tempo perché non sono andata il 25 ottobre e quindi l’ho perso. Due domande: la prima è se riusciremo mai a vederlo noi poveri umani che non abbiamo avuto il piacere. Secondo, mi piacerebbe conoscere anche i numeri di questo film, deve essere stato un lavoro enorme con dietro tantissimo lavoro di realizzazione. Quanto tempo ci avete lavorato per realizzarlo?

Noi ci siamo ripresi fin dai primissimi tempi, da quando abbiamo iniziato a lavorare al Rockin’1000, anche quando ci trovavamo solo per capire come rendere possibile il tutto.  Ci siamo sempre ripresi, abbiamo sempre avuto un po’ l’idea che quello che stava succedendo poteva diventare una storia meritevole di essere raccontata. In tutto, ci abbiamo lavorato per 5 anni. È ovvio che, raccolto tutto il girato, è stato necessario selezionare le immagini da editare per creare un film, per creare qualche cosa che raccontasse questa storia. È dal 2016 che abbiamo iniziato a lavorare con più determinazione, con un’idea più chiara al documentario. Dopo c’è voluto un tempo molto lungo per trovare dei partners che credessero in noi e che ci permettessero di portarlo a termine. Non era qualcosa che potevamo fare da soli, avevamo bisogno di risorse economiche, contatti e competenze che vanno al di fuori della realizzazione del film stesso ma che riguardano bandi, produzione, distribuzione. Alla fine abbiamo trovato una squadra di persone disposte ad investire e credere in questo film, almeno quanto noi.

 Ovviamente si parla di un’organizzazione più radicata e radicale, bisogna trovare le persone giuste…

Anche questo fa parte della storia di Rockin’1000: siamo partiti con un bagaglio di competenze professionali diverse, alcune molto importanti. La professionalità c’è sempre stata, fin dal primo momento e c’erano anche alcune lacune che abbiamo cercato di compensare con tanto entusiasmo e tanto studio. Ci siamo sempre interfacciati con realtà più grandi di noi e questo ci ha permesso di fare ogni volta un gradino in più e di imparare tanto, strada facendo. Grazie a questo approccio, oggi lavoriamo con interlocutori importanti, anche in ambito internazionale.

Sei arrivato alla Festa del Cinema di Roma più da musicista, anche se sei il direttore dei Rockin’1000, perché quando sei tra i tuoi 1000 sei uno di loro. Improvvisamente sei catapultato nella magia del cinema, che sensazione è stata?

Il mondo del cinema è molto lontano da quello che conosco e come con tutte le cose nuove, è necessario essere consapevoli di quello che sta succedendo. Vivo sempre questi eventi come se fossi dentro una sorta di bolla e realizzo quello che è successo solamente dopo che è finito tutto. In realtà vivo tutte le nuove esperienze cercando di divertirmi. Per arrivare fino alla Festa del Cinema di Roma c’è stata una quantità di lavoro immensa, la stessa che serve per arrivare ad un concerto. Una volta che si svolge il momento conclusivo, che sia la fine del concerto piuttosto che la proiezione in sala, cerco di viverlo al meglio, me la godo come se stessi facendo un viaggio, non ho delle particolari ansie vivo semplicemente quello che sta succedendo.

Un’altra cosa bellissima che è accaduta da pochissimo è stata la partecipazione, anche se virtuale, dell’inaugurazione per celebrare, a Dubai, l’apertura della 25esima stagione del Global Village. Ne nasce il Global Gig e il conseguente Guinness World Record purtroppo questa è un’altra esperienza che il Covid non ha permesso di fare in presenza. L’evento ha comunque riscosso tantissimo successo ed emozione e ha portato più di 2500 musicisti, fondamentalmente, ad essere visti in tutto il mondo. Anche questa è una grande e bellissima impresa.

L’errore che cerco di non fare è quello di paragonare un evento dal vivo ad un evento virtuale, ovvero, cercare di ricostruire dentro ad un computer quello che succede in un evento dal vivo, sarebbe un fallimento in partenza perché sono mondi e modi completamente diversi. Detto questo, ci sono stati all’interno del Global Gig, per quello che mi riguarda, dei momenti comunque molto alti perché fare una cosa on line ci permette di raggiungere delle persone che in condizioni normali non potremmo coinvolgere. Abbiamo avuto tanti musicisti filippini, indiani, bengalesi, africani etc. Persone che in condizioni normali non saremmo mai stati in grado di coinvolgere. Vedere che anche loro hanno lo stesso spirito dei musicisti italiani o francesi, è stato un bel momento. Ha fatto sentire vicino un sacco di persone anche se fisicamente molto distanti tra loro e credo che questa sia la cosa che mi ha colpito di più di questa avventura.

Rockin’1000 ha abbattuto le barriere dell’età, dell’etnia, del sesso. Il comune denominatore è la musica e voi fate in modo che si possa esprimerla tutti insieme. È uno è uno dei messaggi più belli che portate in evidenza.

Assolutamente. La musica rock è un linguaggio che accomuna tante persone, lo fa indistintamente. Rockin’1000 non è altro che un mezzo che permette ai partecipanti di parlare la stessa lingua, avvicina gli individui ed è una delle cose di cui vado più fiero. È un aspetto molto importante del nostro progetto e del tutto non previsto, non avrei mai immaginato che prendesse questa direzione. Ci siamo accorti di quello che stava succedendo, mentre lo facevamo.

L’uscita di We Are The Thousand” e l’evento del Global Gig vi porterà o vi ha già ha già portato un aumento della richiesta di essere uno dei 1000? Avendo, con lo streaming, la possibilità di andare anche oltre le barriere geografiche.

Con il Global Gig sono arrivate tantissime richieste di musicisti da paesi nuovi e questa è stata una grande opportunità di allargare la community. Per quello che riguarda “We Are The Thousand”, è stato proiettato nei cinema un giorno solo, causa DPCM, quindi è stata un’esperienza un po’ castrata, però è un prodotto che può avvicinare pubblico e musicisti al mondo di Rockin’1000 e stiamo lavorando per far sì che venga diffuso anche in altri paesi, non solamente in Italia. Se dovessimo riuscirci, questo ci porterà ad allargare la band, avvicinandoci al nostro obiettivo: diventare una community sempre più globale e sempre più ampia di musicisti.

Quindi portare i vostri eventi in giro per il mondo anche in luoghi che fino ad adesso non avevi considerato? Appena il Covid lo consentirà ovviamente.

Esatto questo è il nostro obiettivo.

C’è un evento, che è quello di Parigi del prossimo luglio. La speranza di poterlo realizzare immagino sia per tutti… C’è qualche piccola anticipazione, nel caso si potesse realizzare, riguardo i vostri ospiti?

Ci saranno delle sorprese sicuramente però non possiamo ancora annunciarle. Una grossa parte del lavoro era già stata realizzata per il 2020 ma poi il concerto  è stato rimandato all’anno prossimo. Spero davvero con tutto il cuore che questo dramma del Covid si risolva quanto prima perché il clima di incertezze non permette ai promoter di pianificare eventi e tutto è bloccato. Questa è la mia preoccupazione. Il punto non è se torneremo a fare eventi ma quando torneremo a farli.

Io come spettatrice percepisco un’organizzazione incredibile fatta di collaborazioni con persone che hanno un’esperienza importante. Collaborazioni con molte persone di valore che sono cresciute nel corso della vostra storia, che hanno creduto nel progetto. Quanto è complessa questa organizzazione perfetta che arriva al pubblico?

Intanto ti ringrazio per l’organizzazione perfetta cosa che non è, magari siamo bravi a mascherarla ma dietro ci sono un sacco di piccoli e grandi errori che cerchiamo di ridurre ogni volta, ma che sicuramente è davvero lungi dall’essere perfetta, anche perché nel momento in cui si prova a fare qualche cosa di nuovo è difficile essere impeccabili e noi non lo siamo. Ovvio è che nel tempo cerchiamo di imparare dagli errori, cerchiamo di ottimizzare e fare sempre meglio per tendere a questa sorta di miraggio che è l’organizzazione perfetta. Dietro a Rockin’1000 al momento ci sono 5 persone che sono i soci fondatori che lavorano intensamente ai vari ambiti, poi ci sono i collaboratori che possono essere fissi che lavorano praticamente tutto l’anno nella comunicazione, nella scelta dei musicisti, la preparazione etc. Quando ci sono gli eventi sia on line che dal vivo ci sono una serie di professionisti che vengono coinvolti, passiamo da un team di base di una ventina di persone fino a raggiungere anche cento persone durante gli eventi. È una cosa impegnativa e all’interno di Rockin’1000 ci sono varie divisioni che si occupano di tutti gli aspetti più importanti, dal management ai social media alla produzione etc.

Assistendo ai vostri concerti non ho potuto non notare una cosa particolare ovvero la luce nei tuoi occhi. Quando sei con i tuoi 1000, hanno una luce speciale. Essere parte e presenti a suonare ad un evento con migliaia di persone come pubblico, dentro uno stadio già basterebbe emotivamente come esperienza ma essere il genitore di questa band… È questo ciò che ti illumina?

Ogni scarafone è bello a mamma soja! In realtà è che nei miei occhi tu vedi l’esatto riflesso di ciò che si innesca tra le persone. Che si tratti di veterani oppure di persone alla loro prima esperienza dentro Rockin’1000, quello che mi arriva dall’entusiasmo di tutti quelli che partecipano, è qualcosa di travolgente. No, non si può spiegare, è difficilissimo farlo. E’ un progetto che si basa su un movimento di persone e di messaggi positivi: è un qualche cosa che non posso più neanche descrivere come un lavoro, è quasi una missione. È qualcosa di autentico, di puro, di cristallino. E’ davvero potente.

Quanto vi manca, in questo momento, questa sensazione? Manca a tutti ma per voi sicuramente è peggio perché voi, di fatto, siete un assembramento.

Noi facciamo assembramenti di professione e ci manca terribilmente. E’ una sorta di droga, una volta che l’hai provata non puoi più farne a meno. Cerchiamo di avere un approccio propositivo anche in questo periodo. Al di là degli eventi on line, stiamo lavorando intensamente a tutte quelle cose che, per mancanza di tempo, rinviamo a più avanti. Stiamo ristrutturando la piattaforma dei musicisti, riorganizzando le strategie di comunicazione, elaborando piani di sviluppo importanti. Il giorno in cui tutto il nostro settore potrà di nuovo lavorare serenamente, vogliamo farci trovare pronti e con le spalle larghe.

Quindi progetti futuri?

Continuare a fare eventi nei paesi in cui siamo già stati, visitare nuovi paesi e riuscire a far sì che i musicisti iscritti a Rockin’1000 riescano a godersi Rockin’1000 anche al di là dei concerti.

Tornerete a fare i camp? Iniziativa, per altro bellissima.

Chi lo sa? Quello a cui stiamo lavorando non è tanto ideare nuovi format ma migliorare quelli esistenti. In particolare, stiamo lavorando per rendere la nostra piattaforma più fruibile, più interessante e utile, anche quando non ci sono iniziative e concerti in programma.

Potrebbe diventare anche una vetrina per i vostri musicisti?

Ci stiamo lavorando, stiamo vagliando tante idee e troveremo quella che per noi ha più senso perché, ovviamente, non vogliamo  fare la copia di altre cose già esistenti.

Te lo avranno chiesto tantissime volte, ma da fan non posso non farti questa domanda. Metti mille persone a suonare, che non deve essere stato semplice, e sentire che dall’altra parte, la persona alla quale è diretto tutto ciò, ovvero Dave Grohl che è stato e rappresenta due band così importanti nel rock, ti risponde…Che “botta” arriva?

Questa è un’altra di quelle cose che sono talmente grandi da non riuscire a rendersene conto quando succedono. Non lo so, è difficile da spiegare perché Dave Grohl è stato esattamente come me lo ero immaginato e le mie aspettative erano molto alte. Trovare qualcuno che è così divertente, così brillante, così presente, così entusiasta come si vede nei video o ai concerti, non era scontato. Riuscire effettivamente a scoprirlo così è stata una bellissima conferma. Devo dire che lui è una persona molto cordiale, molto aperta, molto curiosa e questa è una di quelle cose che mi hai messo immediatamente a mio agio. In generale non sono una persona che subisce il fascino del personaggio famoso, del personaggio importante e quindi, credo, di essermela vissuta bene, ci siamo divertiti.

Credo sia carino, se per te va bene, citare i soci fondatori. Tu sei, chiaramente, il direttore, l’ideatore, il genitore e l’immagine principale dei Rockin’1000, però a suo tempo chiedesti l’aiuto di alcune persone che ad oggi sono i soci fondatori.

 

I soci fondatori, innanzitutto, prevalentemente sono donne. Abbiamo Claudia Spadoni che ha lavorato nel mondo degli eventi per tantissimi anni e lo ha fatto per una grossa società che ha organizzato le cerimonie d’apertura delle Olimpiadi. É una ragazza di Forlì e sono amico con lei da tantissimi anni. C’è Francesco Ridolfi che si fa chiamare Cisko ed è il classico problem solver, nel momento in cui ci sono delle difficoltà si chiama sempre lui a risolvere qualsiasi cosa, una sorta di “fluidificatore” ed è il responsabile tecnico di Rockin’1000 mentre Claudia si occupa di tutta la parte di produzione e coordinamento generale. Poi c’è Martina Pieri una ragazza di Cesena, lei si occupa della comunicazione, ha lavorato nel mondo dei social media a Milano per tantissimi anni e si occupa, appunto di comunicazione e contenuti e ha una fetta di lavoro gigantesca. Loro sono persone che ho coinvolto fin da subito. Poi c’è Maria Grazia Canu che non conoscevo quando il progetto è partito,  mi era stata segnalata, ha alle spalle una lunga carriera nella comunicazione di festival ed eventi, è stata per molti anni l’ufficio stampa del roBOt Festival. L’ufficio stampa e le pubbliche relazioni sono state importanti sin da subito per permettere al nostro progetto di farsi conoscere davvero. C’è Anita Rivaroli che è anche la regista del film, anche lei aveva lavorato per una casa di produzione che si chiama Cattleya. Più che altro scrive fiction, però adesso è passata anche alla regia, lei è una delle socie fondatrici anche se adesso sta coltivando la sua carriera personale che sta andando molto bene. Summertime su Netflix lo ha scritto lei. C’è un’altra ragazza che si chiama Marta Guidarelli, fondamentale per Rockin’1000: è colei che si è occupata dei primi sponsor e quindi della sostenibilità del progetto. Oltre alla ricerca fondi, si occupava della gestione dei volontari, oggi anche lei ha scelto di continuare la sua carriera personale, è una HR ad altissimi livelli.


Saluto Fabio, lo ringrazio e soprattutto gli do appuntamento a luglio a Parigi, allo Stade de France perché ci voglio credere.

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