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Un varco verso scenari infiniti: intervista a PALINDROME e Isabella Gallo

palindrome

I videoclip vanno di pari passo con l’uscita di nuova musica, anche se talvolta l’incontro tra i due non genera le scintille sperate e la parte cinematografica resta in panchina a guardare la nuova traccia giocare in campo. Altre volte musica e videoclip trovano il loro punto di incontro e si completano, aprendo le porte ad un universo emozionale che attraverso sensi diversi colpisce il pubblico a 360 gradi. Questo è il caso di The Same Path, l’ultimo lavoro di PALINDROME. Il duo torinese formato da Alessandro Maccarrone e Paolo Peyron ha creato un vero e proprio progetto audiovisivo in collaborazione con Isabella Gallo, regista del video, che tramite immagini e suoni racconta la solitudine di un ragazzo che non può muoversi a causa dei pesi che porta ai piedi. La melanconia del pezzo è stata interpretata dai ballerini della DanzArt Academy di Matteo Capizzi, che hanno realizzato la loro performance nell’hangar di Macao, trasformando lo spazio nella personificazione di uno stato d’animo.

The Same Path anticipa l’uscita di Forever Endless, primo LP del collettivo elettronico, e riconferma la loro incessante ricerca sonora e la voglia di osare, sperimentando con linee melodiche ed effetti vocali che ci riportano alla mente i motivi struggenti di James Blake.

Abbiamo avuto la possibilità di approfondire il loro nuovo progetto facendo quattro chiacchiere con il duo e con Isabella.

Il concept di The Same Path, riguarda quella sensazione di pesantezza che, in modi diversi, ci tiene con i piedi per terra. Per voi cosa cosa rappresentano questi pesi?

PALINDROME: É uno dei tanti temi dietro al testo che abbiamo voluto approfondire nel video. Nel brano ci interroghiamo su luoghi e attimi che le persone consciamente o no condividono, la trasformazione costante del tempo e delle nostre scelte, le conseguenze che esse comportano. Per noi i pesi simboleggiano quell’impossibilità assoluta di decidere il nostro percorso.

Il vostro nuovo brano anticipa l’uscita di Forever Endless. Vi va di raccontarci come e da quali esigenze è nato questo disco? Qual è il ruolo di The Same Path al suo interno?

P: In questi quattro anni abbiamo lavorato in studio dando origine a una grande varietà di brani, alcuni dei quali sono andati a comporre il nostro primo EP rilasciato nel 2018. L’esigenza era continuare i discorsi lasciati in sospeso e sviluppare una narrazione più matura e corposa. Composizioni, temi e messaggi che non potevano essere racchiusi in un disco più breve. La produzione di The Same Path è durata due anni, appena completata abbiamo subito compreso che sarebbe potuta essere l’origine dalla quale dare forma al nostro album di debutto.

Il tema del biunivoco è una delle travi portanti su cui si erge il vostro progetto e vi permette di spaziare attraverso universi emozionali molto differenti tra loro. Vi capita mai di trovarvi in difficoltà quando vi raccontate come musicisti, data la quantità pressoché infinita di interpretazioni che possono essere attribuite alla vostra musica e ai vostri testi?

P: É proprio questa la finalità: il biunivoco dei generi e delle atmosfere che attraversiamo è il pretesto per dialogare e porsi quesiti che altrimenti daremmo per certi. Non ci sono risposte ma infiniti scenari aperti.

Le sonorità e gli effetti vocali che usate ci riportano ad un immaginario ben preciso, che potrebbe assomigliare ad uno degli episodi della serie tv Dark, di cui i vostri brani sarebbero una perfetta colonna sonora. Ci sono delle particolari influenze dal mondo del cinema, o più in generale dell’arte, che hanno ispirato il vostro percorso?

P: Due anni fa durante un’intervista dove approfondivamo il “senso di desolazione tipico e paradossale di quest’epoca iper-connessa ma distante” il paragone era stato fatto con la serie Les Revenants, prodotto molto simile e con temi comuni alla più recente Dark. Ci lusinga sapere che le nostre atmosfere vengano accostate al mondo cinematografico. Il cinema contribuisce in maniera importante a formarci ed insieme alla musica, è forse il veicolo artistico che prediligiamo dal quale trarre ispirazione. Gli ultimi prodotti che ci hanno toccato durante la fase di finalizzazione di Forever Endless sono stati la colonna sonora di Watchmen firmata Trent Reznor & Atticus Ross e il concetto di relatività del tempo in Devs di Alex Garland.

Passiamo invece al videoclip di The Same Path. La fusione tra il video e il suono è magistrale, diventa facilissimo restare ipnotizzati da questo mix. Come si è svolta la collaborazione con Isabella?

P: Quando abbiamo fatto sentire il disco intero ad amici e collaboratori, uno dei brani che generava i sentimenti più contrastanti era proprio The Same Path. Quando abbiamo raccontato ad Isabella il brano, ha colto alcune delle filosofie sulle quali rifletteva da tempo e che avrebbe potuto sviluppare visivamente, quasi a scrivere una scena teatrale che rappresentasse i concetti. Tre giorni dopo avevamo il trattamento, un mese dopo abbiamo realizzato il video.

Gli spazi di Macao a Milano sono sicuramente una location molto suggestiva e rappresentano appieno il mood del brano. Come siete arrivati alla scelta di questo luogo per le riprese del video?

P: Cercavamo un luogo chiuso, più puro possibile dove poter avere margine per lavorare al meglio con lo spazio e la luce. Dalle gallerie d’arte alle fondazioni, molti degli spazi non ci convincevano per la loro dimensione. Eravamo alla ricerca di uno spazio ridotto, cupo e caratteristico sia per fini estetici sia tecnici. L’architettura dell’hangar di Macao si è presentata come il luogo più suggestivo per le riprese.

Passiamo ora ad Isabella. Abbiamo notato che l’ultimo ballerino in ordine di apparizione non porta pesi né ai piedi né alle mani. Come si colloca nel contesto? Cosa rappresenta?

Isabella: L’idea iniziale era quella che lui rappresentasse una sorta di manipolatore in grado di controllare le vite altrui; non mi dispiace però pensare che le varie interpretazioni portino a credere che i tre ballerini possano essere un suo riflesso, come se essi fossero estensioni palpabili della sua angoscia.

Una curiosità, durante la performance i ballerini seguivano una coreografia o improvvisavano sulle note del brano?

I: Аi ragazzi avevo fatto sentire il brano e dato loro alcune reference di video a cui ispirarsi per i movimenti tra cui Quand C’est? di Stromae. Ho dato libero spazio alla loro improvvisazione una volta visto che erano perfetti per l’interpretazione, dando loro solo alcune indicazioni per stacchi e “colpi” vari a tempo con la musica di cui avevo bisogno.

Solitamente come nascono i tuoi video e come si modifica il processo creativo quando realizzi un progetto in collaborazione con altre persone, come in questo caso con Alessandro e Paolo?

I: Le idee nascono da suggestioni che derivano dal mood della musica, la mia testa magari va a pescare immagini che mi sono rimaste impresse da film o video che ho visto, quando ne discuto con l’artista ne conseguono confronti che possono arricchire ma anche ridurre all’essenziale l’idea di base. Se una suggestione la sento forte cerco comunque di insistere e di convincere.

 

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