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Sgrò, intervista al cantautore lucchese che è uscito venerdì 18 Settembre con Le Piante

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Sgrò, all’anagrafe Francesco Sgrò, è il cantautore lucchese che è uscito venerdì 18 Settembre con Le Piante, il suo nuovo singolo disponibile in radio e sulle piattaforme streaming. Le Piante parla di quanto sia difficile aprirsi a qualcosa di nuovo, e di quanto sia importante “annaffiare” le relazioni.

Sgrò aveva scelto il 2020 come l’anno perfetto per pubblicare e promuovere la sua musica, ma la pandemia l’ha chiuso in casa e, per sopravvivere alla quarantena, si è letteralmente dato alle piante: oltre al singolo, infatti, ha pubblicato una rivista online (che trovate sul sito www.francescosgro.com) dove troverete anche un test online per scoprire quale pianta siete.

A Marzo ha pubblicato In differita, poche settimane dopo, in pieno lockdown, esce anche il relativo videoclip diretto da Pietro Borzì e animato da Giulia Conoscenti: per l’uscita del video il suo sito si è trasformato in un gioco di love coaching in cui testare le proprie abilità amorose.

Prima cosa: Sgrò è il tuo cognome, ma tu sei toscano e immagino tu sappia che in Toscana diciamo “sgrò” o “schiò” (o anche “stiò”, quando siamo particolarmente su di giri) quando spezziamo qualcosa. Come convivi con questa consapevolezza?
Nessuno mi hai mai fatto una domanda del genere. Sei una numero uno. Mi stai già simpatica e hai la mia stima, ma ti devo dire che questa cosa che noi toscani diciamo “sgrò” o “schiò” per definirci su di giri mi è del tutto nuova, ma voglio fidarmi di te. Ad ogni modo, son del partito di Stanis La Rochelle di Boris quando dice che “con quella c aspirata e quel senso dell’umorismo da quattro soldi i toscani hanno devastato questo Paese”.

Hai fatto uscire la tua musica, e ti è caduta addosso la pandemia con tutti i problemi del caso. Quindi ti sei dato alle piante. Domanda: le piante e la musica hanno un collegamento anche fisiologico? C’è chi ci parla, tu suoni per loro?
Ho aspettato molti anni per uscire con la mia voce. Avevo scelto marzo 2020. Mi sembrava un buon mese e un buon anno. I primi di marzo ho fatto uscire il mio primo singolo, In differita. Pochi giorni dopo è stata proclamata la pandemia ed è iniziato il lockdown.
Insomma, una sfiga colossale che rischia di vanificare tutto il lavoro, emotivo e non solo, fatto in questi anni per produrre il mio primo disco (che non so quando uscirà). Quindi, in quarantena, ho dovuto sublimare le mie ansie autolesioniste e mi sono dedicato alle piante.
Per quanto riguarda le piante e la musica, sì, hanno un collegamento. Non sono il primo a crederci (ma poi io ci credo davvero? Chissà). Penso a Mort Garson che nel 1976 pubblicò Plantasia, un disco che non era destinato alle orecchie umane, ma era stata composto per aiutare le piante d’appartamento a crescere. Era una di quelle credenze folli della West Coast negli anni ‘70: le piante comunicano telepaticamente, riconoscono il dolore negli altri e amano la musica. Ad ogni modo, le piante di cui parlo nella canzone sono (anche) le relazioni che non riusciamo a innaffiare, delle quali non riusciamo ad avere cura. Per paura? Per egoismo? Perincapacità a dare fiducia agli altri? Ancora non so rispondermi.

E cosa ascoltano le piante più volentieri? So che ci sono studi al riguardo, ma non tutti sono d’accordo.
Ascoltano tutte le parole che non riesci a dire. Il peso del non detto che ci portiamo sulle spalle e che ci incurva è il migliore nutriente per le piante.

Ho visto che sulla tua rivista c’è un test per scoprire che pianta sei. Io sono un cactus, lo so senza nemmeno fare il test. Tu cosa sei? Il dente di leone?
Hai letto la mia rivista immaginaria di botanica? Brava! Si trova sul sito: www.francescosgro.com (piccolo spazio pubblicità). Comunque il test dovresti farlo perché devi lasciare che anche gli altri abbiano la possibilità di dire chi sei. Non anticiparli, non temerli, non controllare ogni cosa che ti riguarda. Il cactus comunque è una pianta molto bella. Devi sapere che le sue spine sono la conseguenza di tutto il dolore che prova nel relazionarsi col mondo. Ha un bisogno di un amore troppo grande per essere corrisposto. E questo affannarsi a colmare il vuoto che sente lo porta a darsi integralmente agli altri, fin dai primi incontri. Questa è la sua bellezza, ma anche la fonte della sua fragilità. Però è una pianta intelligente che impara dai suoi errori. Le spine infatti non sono che il risultato di questa sua capacità di elaborazione delle proprie sofferenze.

Domanda seria: come hai fatto conoscere la tua musica in un momento in cui fare concerti è una corsa a ostacoli, e come pensi di portare avanti la promozione?
Qui ti rispondo seriamente anche io. È durissima. Sarò sincero, faccio colazione con lo sconforto. Latte e depressione ogni mattina. Combatto la depressione, però, lavorando in perfetto stile produci consuma crepa. Sono fedele alla linea, anche se la linea non c’è. Cioè, pur nel delirio generale (il settore della musica è al tracollo), scrivo nuova musica, faccio interviste, cerco di promuovermi il più possibile, provo a organizzare concerti intimissimi per poche persone. Insomma, se vuoi aiutarmi a far conoscere la mia musica (sempre se ti piace), mi faresti un grossissimo piacere.

Domanda che odiano tutti, ma io te la faccio lo stesso. Se tu fossi condannato a dover scegliere per forza i tuoi tre dischi preferiti, cosa sceglieresti?
Radici di Francesco Guccini. La voce del padrone di Franco Battiato. Glassworks di Philip Glass.

E infine: sei proprio sicuro che pizza bianca e ananas sia sullo stesso piano degli spaghetti all’amatriciana?
Spiegazione per chi non ha visto la rivista (ma come potete non vederla?). Il pomodoro è un frutto. L’ananas è un frutto. La pizza è un carboidrato. Lo spaghetto è un carboidrato. Messa così, sono sullo stesso piano. Se, però, tu mi chiedessi cosa mi andrebbe per pranzo, ti direi che potremmo cucinare un bel piatto di spaghetti all’amatriciana. Ti va?

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