Anna Calvi, il report del concerto di Gardone Riviera (BS) del 30 luglio 2018

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Anna Calvi è un’artista libera, una musicista che non teme il silenzio, il vuoto o l’assenza, né il contrario. Lo dimostrano, tra il resto, i cinque anni che separano dal precedente “One Breath” l’uscita del suo nuovo album, “Hunter”, atteso per il 31 agosto e già vibrante tra le sue corde dal vivo in questa serie di date estive. Un periodo di ricerca, sperimentazione e crescita per l’artista londinese di padre italiano, che abbiamo ritrovato ieri, lunedì 30 luglio 2018, sul palco dell’Anfiteatro del Vittoriale a Gardone Riviera (BS), per la rassegna Tener-a-mente e il primo dei due concerti italiani di questa leg, cui seguiranno tre date autunnali: il 21 novembre a Parma, il 22 a Torino e il 23 a Roma.

È cambiata Anna Calvi, non nel look che, salvo il capello scuro, rimane fedele ai colori d’ordinanza, il rosso e il nero, che da sempre contraddistinguono l’artwork dei suoi lavori e l’outfit di scena, e nemmeno nell’atteggiamento, estremamente riservato. Sono le armi con cui si esprime, probabilmente nell’unico modo in cui le riesce, la musica, a risultare rinnovate, potenziate, come se questi cinque anni fossero stati una sorta di ritiro, stile Beatrix Kiddo da Hattori Hanzo in “Kill Bill”.

A caccia di un’espressione ancor più personale, solida ed equilibrata Anna Calvi ha lavorato tanto dal 2013 a oggi, dando alla luce nel 2014 l’EP di cover, due delle quali in compagnia di David Byrne, “Strange Weather”; entrando nel tributo del 2016 a David Bowie di Jherek Bischoff e Amanda Palmer, “Strung Out in Heaven: A Bowie String Quartet Tribute”; uscendo, l’anno scorso, con l’EP “Live For Burberry” e dedicandosi alle musiche per “The Sandman”, opera teatrale basata su una racconto breve di E.T.A. Hoffmann e diretta da Robert Wilson.

Tutta roba pubblicata un po’ in sordina, ma materializzatasi nei suoi risultati ieri sul palco dell’Anfiteatro del Vittoriale, ambientazione affascinante, ma scarna abbastanza per lasciare spazio solo al tuono e al sussurro della musica di questa straordinaria artista. La line up è quella collaudata composta, oltre che dalla voce e dalla chitarra della Calvi, dalla polistrumentista Mally Harpaz (tastiere, percussioni, chitarra ritmica) e dalla batteria di Alex Thomas.

In scena con un lieve ritardo sulla tabella di marcia, l’artista attacca con quella che si potrebbe definire l’alfa della sua produzione, “Rider To the Sea”, ammaliante brano strumentale e opening track dell’eponimo disco d’esordio, ossatura di una scaletta che non comprenderà neanche un pezzo dal secondo lavoro “One Breath”. La scelta ha molto senso, stando al concept del primo disco, un condensato di riflessioni sul desiderio, che, a differenza di “One Breath”, si allinea alla perfezione con quello dell’album in arrivo, “Hunter”, incentrato sulla ricerca della felicità e della completezza al di là di qualsiasi restrizione di genere e che a detta dell’artista vuole essere: “primitivo e bellissimo, vulnerabile e forte, il cacciatore e la preda”.

Così, dopo le coraggiose rarefazioni di “No More Words”, con la Calvi che estrae pianissimi al limite con l’assenza di suono dalle sei corde della Telecaster, la caccia ha inizio sulle note di “Wish”. È il primo brano in scaletta estratto dal nuovo disco, un pezzaccio scuro, viaggiante, costruito su un riff di chitarra solidissimo e su un’alternanza tra una strofa ritmata e un chorus dilatato e sognante.

“Indies Or Paradies”, altro pezzo nuovo a seguire, conferma la sensazione che il 31 di agosto porterà godimento, tanto godimento. Anna Calvi è cresciuta esponenzialmente a livello vocale, più precisa che in passato e con un impressionate range di note guadagnate verso l’alto. La chitarrista pazzesca, che aveva imparato anche a cantare, oggi è una sapiente strumentista e una cantautrice di pregio, capace di un songwriting esaltante, fondato su un inedito equilibrio tra le parti di chitarra e quelle vocali. Intendiamoci, le succose schitarrate, marchio di fabbrica della Nostra, sono ancora parte integrante della sua musica, non potrebbe essere altrimenti, ma c’è più voce, più equilibrio nella struttura canzone e un amalgama più pastoso negli arrangiamenti.

Il ghiaccio sta iniziando a sciogliersi, un po’ a fatica, complice la staticità del pubblico, comodamente ingabbiato nei seggiolini di prassi all’Anfiteatro. “I’ll Be Your Man” apre la strada a quello che ormai è un classico della produzione di Anna Calvi “Suzanne & I”, insieme al nuovo singolo, “Don’t Beat The Girl Out Of My Boy”, tra i momenti migliori di un live che proprio da qui prenderà il volo.

Qualcuno le grida un “Ti amo”, qualcun’altro non ci sta e replica con un “Anch’io”, così Anna, contesa e visibilmente imbarazzata, dice alcune delle poche parole della serata: “Questa è una canzone del mio nuovo disco, “Hunter””. Attacca “As a Man” e il mese che ci separa dal 31 di agosto inizia a sembrare davvero un’eternità.

“First We Kiss”, ballata dai toni retrò tratta dal primo disco in carriera, è forse uno degli episodi meno esaltanti del live, ma tiene fede alla caratteristica dinamica di chiaroscuri che distingue non solo le atmosfere interne ai pezzi, ma anche l’andamento complessivo della scaletta. Un inciampino, riscattato oltre ogni aspettativa dall’apogeo di intensità, groove e bellezza del trittico finale composto da “Hunter”, la storica “Desire” e “Ghost Rider”, cover dei Suicide inclusa nell’EP “Strange Weather”.

È passata poco più di un’ora dall’inizio del live e quel “Thank You, Good Night”, accompagnato dal fragore della chitarra lasciata cadere di faccia, è una coltellata in pieno petto. Anche l’encore avrà spazio solo per un’altra canzone, “Love Won’t Be Leaving”, altro classico e degna chiusura di un live da cui ci saremmo aspettati di più in termini di durata e di calore, viste le bollenti anticipazioni pubblicate sui social dall’artista, apparsa invece un po’ trattenuta nell’atteggiamento sul palco. Un motivo in più per tornare a sentirla a novembre?

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