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Bonobo e Dub Fx, le foto e il report del concerto al Flowers Festival di Torino

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Parlare della musica dal vivo e andare ad un concerto sono lontani fra di loro più o meno quanto farsi raccontare la trama di un bel libro e leggerlo veramente. E se già nella normalità dei casi è difficile rendere giustizia sia al contesto che agli artisti, le cose si complicano quando si deve parlare di un live come quello di ieri, 8 luglio 2015, al Flowers Festival, tour di concerti che occuperà dal 4 al 27 Luglio il parco della Certosa di Collegno (Torino). Perché quello davanti a cui si è trovato il pubblico non è stato solo un quartetto di performance di livello molto alto ma un vero e proprio romanzo di formazione fra ritmi sul filo dell’Equatore.

Ad introdurre il concerto nell’ambiente caldo della dub è stato il canadese Frase, che nella sua seconda data del tour italiano si è esibito in una serie di loop registrati e chitarre ritmate perfettamente calzanti con il filo conduttore della serata. E se la critica poteva essere una similitudine (forse troppo) spiccata con uno degli altri ospiti, Dub “pedaliera” FX, le personalissime influenze hip-hop lo hanno allontanato con classe da quel mondo saltellante su cui il collega di genere si è costruito la sua personalissima fortuna.

I saluti di rito, a metà fra un italiano abbozzato e un americano biascicato, hanno permesso il rapido cambio del palco addobbato con tutte le piante che avrebbero fatto da scenografia agli M+A. Proprio in questo set floreale il duo forlivese ha imbastito il proprio show, offrendo quel pop elettronico pieno di percussioni un po’ “Maracaibo” e un po’ french-touch che ha solcato i palchi di Glastonbury e Ypsigrock, per citarne alcuni. La scaletta si è consumata festosa sulle note di “When”, “Down The West Side” (da “These Days”) e poi “Bouncy”, “Do The Shout” e “Habes On U Se” in chiusura (da “Anyway Milkyway”): fresca da lasciare il desiderio di un bis al loro abbandono del palco e matura al punto da tenere testa ai gruppi internazionali del caso.

Se fino a questo punto gli spettacoli sembravano riservati ad un pubblico di aficionados, complici l’ora delle performance e la tendenza italiana di arrivare sempre all’ultimo, la vera platea ha occupato il prato davanti al palco sui primi beatbox di Dub FX. Nella formazione in cui era già stato visto a Torino, con basso e synth al seguito, l’australiano Benjamin Stanford ha portato tutta l’esperienza degli anni di busking sul palco del Flowers Festival, un po’ creando le proprie basi con la celebre loop station e un po’ facendole suonare dai suoi musicisti. Il risultato è stato un ballo continuo, interrotto solo dai rari momenti di interazione col pubblico in un toscano (sì, proprio toscano) ragguardevole. Il set si è concluso con la sua “Love Someone” nella versione studio, con un augurio di fratellanza che è il tema ricorrente della poetica reggae (per quanto contaminata da influenze soul o ska possa essere).

A chiudere questo caldo tour musicale si è prestato Bonobo, che ha tenuto fede all’origine scimmiesca del proprio nome con un dj set tutto tinto da toni e ritmi africani in versione 3.0. Piazzando i suoi pezzi fra un brano e l’altro, ha lasciato il parco della Certosa in un vortice di bassi, tamburi e pochi (ma essenziali) suoni che hanno unito il pubblico ballante in qualcosa di più simile ad un rituale che ad un piccolo rave. Un po’ come quelli che la Allende descrive nei suoi libri. Ma che per capire dovete leggere, non farveli raccontare.

Fotografie a cura di Alessandro Bosio

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