Calibro 35, il report del concerto di Milano dell’11 febbraio 2018

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Appello a tutti i buongustai: là fuori c’è un tour da non perdere. Premesso che “Decade” è il disco del secolo, quelli che abbiamo sentito ieri all’Alcatraz di Milano sono i Calibro 35 all’apice del loro splendore.

Certo l’occasione era di quelle speciali. La formazione estesa con l’aggiunta di violino, violoncello, tromba, trombone, sax baritono e percussioni (sono gli Esecutori di Metallo su Carta, presenti anche nel disco e dal vivo ancora con i Calibro nelle date del 23 febbraio a Roma e del 24 a Firenze); la venue sold out, nella città che ha visto nascere e crescere il progetto capitanato da Gabrielli e una platea attenta, orecchie tese e cellulari in tasca, hanno contribuito a rendere il concerto, già esaltante sulla carta, una serata indimenticabile.

Introdotti dal live di Halfalib, progetto solista di Marco Giudici (bassista di The Assiryans e Any Other), uscito l’anno scorso con “Malamocco”, i Calibro partono dal principio con “Psycheground”, opening track del disco, che suoneranno per intero. Che Enrico Gabrielli (organi e fiati), Massimo Martellotta (chitarra e tastiere), Luca Cavina (basso) e Fabio Rondanini (batteria e percussioni) fossero musicisti eccelsi lo sapevamo, sì, ma non così bene.

L’attacco ha la risolutezza di un rapimento alieno. Il groove e la pasta sonora del primo pezzo sono qualcosa di impressionate, magnetico. Opporre resistenza è vano e un tantino masochistico. Perché non cedere agli ipnotici sonagli di “SuperStudio” e cavalcare liberi l’estasi supereroica di “Faster Faster!”?

“Pragma” e “Modulor”, magmatiche, avvolgono una platea ammaliata dalla facilità con cui i musicisti sul palco intrecciano un tessuto sonoro complesso, stratificato e sperimentale. La ritmica sincopata di “ArchiZoom” rilancia il live verso nuovi territori, quelli del fascino suadente e un po’ pericoloso di “Ambienti” e “Agogica”. Atmosfere che si fanno noir nella vertigine dissonante di “Polymeri”.

Si prosegue, affidando all’incalzante pulsare ritmico di “Modo” il compito di traghettare lo show verso la sezione dedicata ai pezzi simbolo dei Calibro. Usciti gli EDMSC i Calibro tornano quelli di “S.P.A.C.E.”. Sull’omonimo brano il solo di flauto di Gabrielli, geniale polistrumentista e leader di una formazione di pezzi da novanta, è chicca tra le chicche e ci riporta alle ambientazioni 70s dei primi lavori, dentro ai quali va inoltrandosi il live, via via, fino a classici come “Giulia Mon Amour” e “Notte in Bovisa”.

Alla chiusura del cerchio manca solo il finale viaggiante di “Decade”, “Travelers”, eseguita con la formazione estesa al gran completo. Il degno epilogo a un live sensazionale, perfetta traduzione dell’attuale stato di grazia dei Calibro 35.

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