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Metalitalia Festival 2017, il report della seconda giornata

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Il festival organizzato da Metalitalia.com è ormai un appuntamento fisso per la community metal italiana. Nonostante non sia una kermesse dei grandi numeri, l’affluenza è sempre altissima, le band di assoluto livello e l’organizzazione raccoglie sempre i meritatissimi consensi da parte di gruppi e pubblico.

Quest’anno il festival è stato diviso in due giornate: la prima, maggiormente incentrata sul metal più classico, vedeva in cartellone numerose formazioni italiani, con l’aggiunta di Grand Magus ed Edguy, mentre la seconda giornata prevedeva la presenza di band dedite a generi più estremi. In entrambi i giorni l’affluenza di pubblico è stata eccezionale, anche se non è stato registrato il sold-out.

Prima di partire con la musica mi sembra doveroso segnalare l’ottima organizzazione di tutta la struttura, con area relax esterna (peccato per la pioggia di domenica) munita di tendone con zona bar, ristoro (comprensivo di alimenti vegetariani/vegani), stand di vendita di dischi ed oggettistica e una zona dedicata ai meet & greet con le band. Anche la gestione di questi ultimi è stata ottimale. Altri punti ristoro e di vendita erano allestiti anche all’interno del locale. Da segnalare i prezzi di cibi e bevande ragionevoli e quasi mai coda alle casse. Un braccialetto (in perfetto stile festival europei) permetteva inoltre di entrare ed uscire agevolmente dalla struttura. Le scalette di show e meet & greet rispettate tutte abbastanza bene, con un ritardo di circa mezz’ora accumulato solo alla fine della seconda giornata, e suoni sempre all’altezza delle band, fatta eccezione per qualche piccolo inconveniente tecnico durante il set finale dei Death SS. In definitiva uno dei festival meglio organizzati al quale mi sia capitato di partecipare negli ultimi tempi.

Passiamo alle band, giustamente il punto focale dell’evento. Maggioranza di gruppi italiani anche quest’oggi, di cui quattro hanno avuto l’onore di aprire le danze: tocca per primi agli Shores Of Null, autori di un doom metal piuttosto plumbeo e autunnale, che ben si è sposato con il clima della giornata. I ragazzi sono stati un po’ penalizzati dall’essere i primi in scaletta, con un locale ancora poco gremito dal pubblico.

Tocca poi ai Necromass, vera e propria istituzione del black metal tricolore, che incendiano il locale con la loro proposta, che vede l’esecuzione di brani estratti sia dal disco più recente che dai lavori degli esordi. Ottima prova del combo toscano, che lascia il palco dopo aver raccolto i meritati consensi del pubblico, che via via si fa più numeroso.

Giunge così il turno dei Mortuary Drape, altro nome storico del metallo italiano. I cinque, incappucciati, salgono sul palco e investono letteralmente il Live Club con un muro sonoro di assoluta violenza. I presenti in sala iniziano ad essere numerosi e la risposta alla band è delle migliori. Un ottimo show da parte dei piemontesi, che con i loro ormai 30 anni di esperienza hanno saputo gestire al meglio il palco e lo slot di tempo a loro disposizione.

Claudio Simonetti’s Goblin: un nome che porta alla mente di tutti le colonne sonore dei film horror del maestro italiano del genere Dario Argento. Simonetti è da sempre stato la mente dietro al progetto Goblin, realtà che negli anni ‘70 è stata celebre in tutto il mondo. Durante lo show vengono proposti alcuni pezzi tratti dalle soundtrack delle più celebri pellicole del regista nostrano, con la proiezione sul palco di spezzoni (ovviamente molto truculenti) dei vari lungometraggi. Non è mancato l’omaggio ad un altro gigante del genere recentemente venuto a mancare, George Romero, con l’esecuzione dei brani tratti dai film “La notte dei morti viventi” e “Zombie”. L’impatto emotivo derivante dal sentire live composizioni così celebri è stato enorme, i brani tratti da “Suspiria”, “Phenomena”, “Tenebre”, “Opera” sono parte del patrimonio culturale non solo del nostro cinema. L’esecuzione è stata magistrale, e la furia sonora di alcuni passaggi perfettamente bilanciata con altri molto più di atmosfera, è stata da brividi. Ricordo indelebile sarà il finale, affidato a “Profondo Rosso”, il pezzo probabilmente più famoso di tutto il repertorio della band. Il pubblico è stato partecipe per tutta la durata dello show, e ha dimostrato un enorme apprezzamento per la formazione, nonostante il progressive rock fosse piuttosto distante da quanto proposto sul palco fino a poco prima, e da quanto sarebbe arrivato di lì a non molto.

Viene così il momento del primo gruppo non italiano in cartellone. Dalla vicina Svizzera fanno il loro ingresso sul palco i Samael, che con 90 minuti di set a disposizione possono spaziare per tutta la loro discografia, proponendo così una sorta di best-of show, come celebrazione dei loro 30 anni di carriera. I Nostri sono in forma smagliante, e aiutato da suoni perfetti e potenti, riesce a riversare al meglio sull’audience ormai decisamente numerosa, tutti i decibel che l’impianto può mettere a disposizione. I Samael si rendono autori di una prova maiuscola, e vengono presentati due canzoni in anteprima dal nuovo album di prossima uscita, entrambe piuttosto tirate, con una base elettronica veloce e martellante: ottime premesse quindi per chi apprezza il sound della band.

Il festival è ormai nel vivo, i presenti assiepati sotto al palco sono galvanizzati dalle esecuzioni incredibili a cui ha appena assistito, e sta per arrivare un altro set da ricordare. I Moonspell, terminati gli show estivi celebrativi dei primi due album, danno vita a uno show per festeggiare i 25 anni di attività, che dovrebbe ripercorrere tutta la carriera della formazione. Vengono purtroppo tralasciati i dischi del periodo “Sin/Pecado” fino a “Darkness and Hope”, dando spazio molto ampio a brani estratti dal capolavoro “Irreligious” (“Opium” e la conclusiva “Black Moon Rising” saranno tra gli highlight dello show), per poi pescare dai lavori più recenti quali “Extinct” e “Night Eternal”. Immancabile il capolavoro “Alma Mater”, che come sempre scalda gli animi e fa alzare le corna al cielo. Tutti quanti speravano in un piccolo assaggio del disco di prossima uscita, ma la band ha mantenuto il più assoluto riserbo in tal senso, dando appuntamento alle date di febbraio per poter gustare le novità che verranno. Uno show musicalmente perfetto quello offerto dai portoghesi, che come sempre sanno appagare i fan dando prova di una classe più unica che rara.

Arriva il turno degli headliner della giornata, e il combo che ha fatto la storia del metal in Italia, si accinge a festeggiare con i numerosi appassionati accorsi a Trezzo i suoi 40 anni di carriera. Tocca ai Death SS, capitanati dal solito carismatico Steve Sylvester, splendido nel suo consueto make-up, ed accompagnato dalla sua band di mostri e morti viventi. Una setlist speciale contenente tutti i più grandi classici del passato della formazione, insieme ai brani più recenti. Il pubblico è stato partecipe dall’inizio alla fine cantando a pieni polmoni tutti i ritornelli. La maggior parte dei presenti in sala (a quel punto gremita interamente, scalinate comprese) era lì per questo evento, e nessuno si è fatto incoraggiare per sgolarsi insieme ai propri idoli. Non mancano figure incappucciate, teschi, fumo, sangue finto e tutto il macabro campionario, così come non mancano le performer (come sempre molto poco vestite) che impersonano ora la suora destinata ad essere morsa dal vampiro, ora l’indemoniata da esorcizzare, ora la sexy-diavolessa che dispensa ostie al pubblico. Insomma, uno show degno della fama dei Nostri, che per l’occasione ha chiamato come ospite speciale il vecchio compagno di scorrerie, Al Priest (chitarrista su “Heavy Demons”). Qualche piccolo problema tecnico non ha impedito allo show di riuscire alla grande e di mandare a casa i numerosi presenti appagati e soddisfatti dall’esperienza appena vissuta.

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